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O bello. Ciao.


Il gioco era di quelli possibili per tutti. Quando sono entrato in Facebook, dieci anni fa, ci si baloccava alla grande: come sempre era tutto da fare. Conoscevi un sacco di gente e pure bella, interessante, piacevole. Cazzeggio. Poi si va sul serio: ogni tipo di serietà, dalla politica al calcio (che serio non può mai essere), la musica, arte, quello che ti pare. E la cosa cresce, in termini di tempo. E poi di ansia. Chi dice che i "social network" creano angoscia e isolano non sbaglia. Non ha nemmeno ragione, comunque.

E iniziano i discorsi sull'uso del mezzo e non della sua inutilità: ma, infatti, Facebook non è mai stato inutile. E' cambiato, perchè è mutata la gente, il suo modo di approcciarsi al coso blu. Poi la spirale, per me da sempre debole da questo punto di vista, dell'affermazione: quanti hanno letto? E' piaciuto? Perchè quell'altro mi dice di lasciar perdere, che so?, la politica? La mia amica legge lui e non me. Che cazzo. No.

No, perchè bisogna tirare a far di conto con la propria esistenza, la stessa che Internet ha cambiato per sempre, ma anche quella che non ti dà da vivere, con la rete. Chi chi è riuscito è profondamente diverso da quello che io sono: altri studi, altra età (spesso), altre dinamiche. E forse anche meno problemi. Ma quelli me li creo io e quindi muto.

Ma, poi dove me lo metti il dibattito? Vuoi rinunciare a un franco scambio di opinioni? Non sai che ti perdi. Forse non lo so, ma ultimamente vagavo tra post che l'unico scopo che raggiungevano era quello di annoiarmi. Non perchè scritti male, anzi: piccoli gioiellini, ma lì persi. Perduti in un marasma incontrollato di troppa roba. Troppa. Troppa.

Mi viene il dubbio che Facebook sia troppo facile da usare. Due miliardi di utenti; deve essere per forza così. I famosi quindici minuti di celebrità che ci si ostina a perpetuare ogni giorno, senza silenziarsi mai.

Non dico che non ci ho pensato e, da par mio, ho rotto gli zebedei con continui tentennamenti che non sono accettati: su Facebook ci sono quelli con le palle. Perciò, pur perdendo un sacco di persone cui sono davvero affezionato, me ne uscirò. E non ci saranno sconti, per il sottoscritto: se non stai lì, le persone non seguono più i link esterni. Fatica. Faticaccia.

Pure questo post appare appeso, che qui non ci arriva più nessuno.
Ma è sempre stato (e parlo del 2005) un inizio sicuro, un approdo tutto sommato accogliente.
Ciao Facebook.
Viva Facebook.

(Mi si avvisa che non si riesce a commentare. Sto cercando il perchè, ma parte tecnica di "Blogger" è misera. Perciò provate. Sennò scrivete a danmatt@gmail.com).

Commenti

  1. io commento. Per il resto continuo a usare facebook e me ne frego la maggior parte delle volte, ah come son diventata indifferente alla gente ignorante

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  2. Ho pensato e ripensato se rimanere o meno. Alla fine ha prevalso il desiderio di eliminare l'ansia che mi provoca il fatto di non ricevere "feedback". E' assurdo, ma il desiderio di accettazione non riesco a scacciarlo. Me ne sto qui. Tutto è aleatorio. Tutto.

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  3. Sono l'anonima che si è commossa leggendo la tua lucida analisi sullo sfruttamento dei lavoratori "non qualificati": siamo i veri ultimi, silenziosi di oggi.
    Adoro la tua franchezza:".........ma il desiderio di accettazione non riesco a scacciarlo....."
    neanche io ho solo 36 anni, mi dicono non mi manchi niente per picere ed essere accettat da chiunque, ma mi sento invisibile; resto anonima perchè ho quella paura lì!
    un bacione....

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  4. Mi dispiace tu resti anonima, ma lo comprendo. Scriverò di nuovo a breve. Non lo faccio quanto vorrei, ma c'è sempre qualcosa da fare, tipo sopravvivere. Se non ti manca nulla, e non ne dubito, buttati. Che ti frega? Abbiamo qualcosa da perdere? Al più qualche "amico" virtuale. Io uso Facebook pochissimo e si sta bene. Mi trovi su Twitter, se vuoi. Lì molte persone stanno reagendo a questo stato di cose. Nel concreto, è presto, ma almeno ci si prova. Una abbraccio.

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