Insieme soli.


Potete trovare questo post su "Twitter" e su "Telegram".

Camminando per strada, entrando in un bar, in ogni luogo pubblico, ovunque si incontrano persone che nello stesso momento stanno frequentando un social. Si riesce a essere in due luoghi contemporaneamente: uno reale e l'altro virtuale. Sembra di essere in collegamento con il mondo intero e, forse, ci si sente un pò speciali se un tweet o un post vengono condivisi da tanti account, come se si parlasse di fronte ad un platea.

A chi non è capitato di trovarsi realmente in un luogo meraviglioso e provare l'impulso irrefrenabile di condividere le immagini con la "community"? Purtroppo, il successo mediatico è maggiore quando le esperienze sono tristi, infelici, violente, scabrose, macabre. E' recente la notizia di cronaca di una donna che si è data fuoco e di quanti, invece di prestare soccorso, l'hanno ripresa con gli smartphone, con l'intenzione di pubblicare il video e ottenere like.

Frequentare i social può creare l'illusione di far parte di un gruppo, di stabilire legami ed interagire con gli altri. A volte succede, quando il contatto virtuale viene trasferito nella realtà. Entrano in gioco le dinamiche tipiche dei rapporti sociali, l'empatia prima di tutto. Gli esseri umani non sono per natura eremiti, l'evoluzione dimostra che non sono fatti per stare soli, ma per vivere con altre persone. Solo che le reti sociali non sono state create per questo scopo.

Twitter, Facebook, Instagram e simili, sono state ideate principalmente per raccogliere dati. Secondo gli studi di Shoshana Zuboff questi programmi consentono la gestione di quantità immense di dati e rappresentano una miniera inesauribile per coloro che sono riusciti ad accaparrarseli. I complessi algoritmi mantengono una infrastruttura di tracciabilità, la rete cattura miliardi di dati trasformando in profitti le briciole digitali che spargiamo.

Gli amati e frequentatissimi social non hanno lo scopo principale di metterci in contatto, di creare una comunità, ma ricavano dati in ogni singolo istante. Già nella bio vengono forniti, come in ogni post ed in ogni tweet. Lo strumento dei sondaggi, apparentemente innocuo, è spesso una trappola. Si vede un account con un volto accattivante, pone una domanda apparentemente frivola e si risponde. Ecco pronto un sondaggio altrimenti costoso e difficile da realizzare.

Mentre si forniscono informazioni, si ha l'illusione di socializzare. Ma succede davvero? Secondo alcuni psicologi su queste piattaforme si alimentano, al contrario, la solitudine ed il narcisismo. Si può precipitare in un vortice di isolamento sociale. Può capitare di sentirsi impotenti di fronte a eventi drammatici e sotto il bombardamento di notizie di ogni genere. Si prova insoddisfazione e delusione, nonostante gli sforzi per farsi ascoltare.

Le piattaforme troppo spesso favoriscono il cyberbullismo, ma, anche senza giungere a fenomeni estremi, la delusione per non aver ricevuto un certo numero di interazioni, di visualizzazioni o di apprezzamenti, può causare depressione. Le persone hanno bisogno di alzare lo sguardo e sviluppare i rapporti diretti, interagire e comprendersi. Le relazioni virtuali sono falsate dall'interposizione del digitale, che impedisce il contatto reale.

L'aggressività, gli insulti, le cattiverie gratuite, con grande probabilità non sarebbero espresse se i soggetti si trovassero ad interagire faccia a faccia. Ma, considerando la situazione così come è, l'auspicio dovrebbe essere quello di sviluppare la capacità di non farsi ipnotizzare dalla connessione, di saper gestire la community con il dovuto distacco, trovare il tempo di coltivare veri rapporti umani, guardarsi negli occhi senza il filtro dello schermo.

Queste piattaforme sono state e saranno validi strumenti per organizzare rapidamente manifestazioni di piazza e movimenti di protesta spontanei, ma non bisogna sottovalutare il rischio che la volontà di difendere i diritti oppure esprimere dissenso possa essere soffocata proprio dal poter dire la propria pubblicamente. Insomma, si rischia di restare a casa, convinti di fare grandi cose, per poi sentirsi sconfitti quando ci si accorge che il risultato è solo una bolla di sapone.

Già i mass media hanno modificato il concetto di valore personale, la fama che un tempo si conquistava con le capacità dell'individuo, si è trasformata nell'essere qualcuno perchè si appare in tv o sui giornali. Dall'essere al solo apparire il passo è stato breve e ha incoraggiato molti a fare di tutto per poter essere al centro dell'attenzione. Anche questo ha favorito l'esplosione dei social network: sono uno strumento per farsi notare e dire la propria.



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