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Le case morte




Questo post parla della Spagna, ma non è detto che, tra qualche mese, non si possa dire altrettanto per altri Paesi UE. Il meccanismo perverso e criminale messo in atto dalle Banche lo potete leggere in quest'articolo e capire fino a che punto ci si possa spingere quando si crede, quando si vuole, avere il potere sugli altri. Nessuno eccepisce sul fatto che un Istituto di Credito non regala il denaro, il suo mestiere è accumularlo. C'è, comunque, un limite e qui è stato oltrepassato, di molto. Si è sgretolata anche una forma minima di rispetto umano, di comprensione e di aiuto. La Spagna è martoriata da una disoccupazione allucinante, i giovani sono allo sbando, il Governo sembra, per ora, incapace di arginare quella che si definisce "un'emergenza sociale", ma che possiamo chiamare più velocemente disperazione. I gesti estremi sono una conseguenza eclatante, ma non la sola. L'emarginazione, l'impossibilità di avere un minimo di fiducia in se stessi e nelle Istituzioni, il dolore di svegliarsi ogni mattina con la nausea perchè non si sa che fare, sono cose con cui milioni di persone cercano di combattere ogni giorno. Uscire da una casa che potrebbero portarti via in qualsiasi momento (e che devi continuare a pagare) per trovare un lavoro o qualcosa da mangiare, è un delitto enorme di cui nessuno sembra voglia pagare il fio. Dignità stracciata e interessi economici si intrecciano in uno straziante futuro inesistente. Non c'è forma di Giustizia che risarcisca per questo, non c'è giustificazione ne' assoluzione.
Darsi da fare è un bel dire.
Qui non c'è più nemmeno un letto su cui morire.


Commenti

  1. In Irlanda è accaduto lo stesso, con la beffa che oltre che restare parzialmente debitori delle banche erogatrici del mutuo, i vecchi proprietari si sono visti vendere le loro case ad un prezzo inferiore anche del 70% in meno rispetto a quanto la comprarono. Naturalmente a comprarle, a costo manco di costo, saranno stati club facilmente intuibili della loro costituzione.

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  2. E'una cosa allucinante. Qui da noi, forse, il sistema è ancora dormiente, ma io ho paura.

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  3. Era meglio quando c'era l'equocanone: calmierava oltre che gli affitti anche i prezzi delle case. Lì testarono, abrogando quella legge, come avrebbero potuto lucrare sui diritti fondmentali di cittadinanza, fra i quali la casa è uno. Nessuno ha ipotecato più di 15 anni della sua vita lavorativa per acquistare una casa. Adesso ne occorrono 30, almeno, per un midi. E gli affitti ti portano via mezzo salario. Dormiamo? Magari...

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  4. i compro oro.. durante il fascismo era Mussolini che chiedeva le fedi delle donne per la patria, ora non c'è neanche bisogno di chiedere.. quello che mi rende perplessa è che si sta preparando un partito di appoggio al Monti bis (base molto cattolica..) e sono certa che prenderà parecchi voti. A pensarci bene perplessa però non è la parola giusta.
    ciao

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  5. Risposte
    1. Ci sono, ma non riesco a scrivere. Spero passi...
      Un abbraccio, Compagna.

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    2. Beh, vedi di non fare scherzi...che io vigilo. Torna a scrivere, altrimenti voto La Russa! ahahahahahaha

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  6. Certo che passa. Tanti auguri Dan!

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  7. Come sono contenta di averti ritrovato. Ho passato un periodo un po' così... che forse non è ancora passato... Sempre lucido.
    Un abbraccio

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O bello. Ciao.

Il gioco era di quelli possibili per tutti. Quando sono entrato in Facebook, dieci anni fa, ci si baloccava alla grande: come sempre era tutto da fare. Conoscevi un sacco di gente e pure bella, interessante, piacevole. Cazzeggio. Poi si va sul serio: ogni tipo di serietà, dalla politica al calcio (che serio non può mai essere), la musica, arte, quello che ti pare. E la cosa cresce, in termini di tempo. E poi di ansia. Chi dice che i "social network" creano angoscia e isolano non sbaglia. Non ha nemmeno ragione, comunque.

E iniziano i discorsi sull'uso del mezzo e non della sua inutilità: ma, infatti, Facebook non è mai stato inutile. E' cambiato, perchè è mutata la gente, il suo modo di approcciarsi al coso blu. Poi la spirale, per me da sempre debole da questo punto di vista, dell'affermazione: quanti hanno letto? E' piaciuto? Perchè quell'altro mi dice di lasciar perdere, che so?, la politica? La mia amica legge lui e non me. Che cazzo. No.

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Qualche mese fa, in un tribunale (e lì che si parla spesso del lavoro, qualcuno mi ha detto che per i mestieri "non qualificati" non c'è futuro. Ah, bene. Certamente il mondo si sta spostando verso le specializzazioni alte. Internet ha cambiato ogni cosa ed è solo l'inizio. Tutto va così veloce che nemmeno chi ci sta dentro riesce a tenere il passo. Dietro la scrivania c'è già qualcuno che ne sa più di te, o ha un'idea geniale, un'applicazione fottutamente innovativa o ha fatto tre master al "MIT".

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Talula, eh?

"Talula, eh?'", dice la figlia di un'amica che ancora non si esprime in maniera fluente: "Paura, eh?" sta a significare. Ci si arriva da soli. E' la maniera così spontanea e pulita di chi ancora non sa "dire" ciò che prova, ma che sente perfettamente cosa significhi quel momento, quell'attimo: magari scendendo da uno scivolo, sbucciandosi le ginocchia, come spero sempre facciano più bambini possibile.
Che è meglio che imparare da un videogioco o dalle noiose parole degli adulti.

Eppure mi ha fatto pensare alle mie, di paure. Ormai, vista la vetusta età, acclarate e persino persistenti. E immagino pensiate soprattutto a quella della morte, della fine della corsa, dell'arriverderci e grazie, è stato bello ma breve. In effetti ci penso spesso, ma debbo ammettere, con un filo di sovraeccitazione, che non è la peggiore.
A volte vira verso l'indifferenza o, non me ne vogliate, la liberazione.

Ne ho mille altre: politiche (be', questa è …