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Riflessioni di un cittadino confuso - Uno


"Grande è il disordine nel cielo, ma anche qui da noi è un bel casino", diceva Paolo Rossi. Non che fossero tempi meno sospetti. In Italia, praticamente, ogni periodo storico è sospetto o, perlomeno, pieno di sospettati. Di cosa? Di tutto. Piagnistei e lamentele facciamo che sono esauriti, così sembra qualcosa di diverso. Invece, dopo dieci anni di Blog, questa è l'ennesima volta che potrei parlare di elezioni: ho perso il conto. I conti nostri, invece, se li perdono le banche, da qualche parte nello scaffale, tra i fascicoli "derivati" e quelli "mazzette". Oppure potremmo dire dello stato sociale, che si azzera davanti ai nostri poveri occhi stanchi, orbati da una montagna di imposizioni fiscali che neanche Nordio sarebbe riuscito a scalare. Eh, il pessimismo; giuoco Nazionale da affiancare a quelli dopati e milionari che fanno anche politica, adesso. Se il Balotelli i fa guadagnare due punti sul PD, e chi sono io per non prenderlo? Nell'urna non ci si va con la testa ed il ragionamento, ma con la sciarpa e la bandiera. O, ancora, posso far finta di niente su tutto, cercare di sopravvivere e respirare meno miasmi possibilie. E' comodo, è normale, potrebbe venir finanche utile.
Però, non so, qualcosa mi sfugge.
Sono decisamente confuso.
Magari è solo l'inizio.

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Non mi interessa neppure se non andate a votare, se ci andate, se vi fotografate mentre fate il dito medio tenendo in mano la scheda elettorale o se la vostra scrutatrice è una bella figliola e voi vorreste invitarla a pranzo, prima sapendo da che parte sta. E mi frega anche di meno se, il cinque marzo, farete ascese ardite e risalite per dire "Io lo sapevo" (tutti lo sanno, dopo).
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