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Il bosone dell'educazione


A poche ore dalla scomparsa di Margherita Hack, si sprecano, come è ovvio che sia, commemorazioni e ricordi. Quello che mi ha stupito, e devo dire che poche cose ormai ci riescono, è il livore e la cattiveria di moltissimi commenti alla notizia. Basta passare per le pagine di "Repubblica" o, addirittura, di "Wikipedia" per scorrere un florilegio vergognoso di insulti, a tratti insostenibili, verso la figura di questa Scienziata. Niente di nuovo, ma non nuocerà certo ricordare come il nostro modo di essere venga riportato dalle parole che scriviamo. Adepti della partigianeria speciosa (anche io, che credete), riversiamo la nostra pochezza verso coloro che, per motivi di qualsiasi genere, non sono "come noi", non la pensano "come noi". La Hack era atea, di Sinistra e non nascondeva di certo queste sue caratteristiche umane e se vogliamo morali. Cosa che, invece, fa moltissima gente, usando il mezzo web per lanciare valanghe d'infamia al sicuro da un confronto che non può essere personale e concreto. Ancor più volgare e disarmante quando ciò avviene per una persona scomparsa. Il tratto congiuntivo è la vigliaccheria, la resa dell'educazione alla massa informe del dileggio, macabro, odioso. Un paese di mezze persone, di mediocri e di falsi, dalla cui ombra è sempre più difficile sottrarsi: il costo è passare per quelli che sputano nel piatto dove mangiano. Siamo distanti dall'uso del mezzo Internet per crescere.
A questo punto mi basterebbero un po' di buone maniere.
L'Università dell'idiozia è già piena.

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