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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2014

Dare to live

Lasciamo da parte gli attori. Lasciamo da parte l'inevitabile emozione di un film che parla di AIDS ai tempi in cui ancora non si avevano le possibilità attuali di combattere questa malattia degradante in tutti i sensi. E accantoniamo anche la fascinazione di una storia vera, come quasi tutte quelle che vanno fortissimo ad Hollywood (che si è accorta di questo film, costato quasi nulla, dopo 137 volte che era stato rifiutato).

Rimane tutto il resto. Ovvero la narrazione asciutta e a tratti disturbante, situazioni che fanno riflettere su come le persone possono combattere sapendo già di aver perso, su un desiderio di autodistruzione pari quasi a quello di sopravvivenza, ai confini che si varcano ogni giorno sapendo che potrebbe essere l'ultimo. Rimane l'umanità degli uomini e la loro paura, la loro costante paura di non sapere cosa fare, in fondo, di se stessi.

La pellicola di Jean-Marc Vallée è densa, umorale, realmente profonda. Lo si deve a chi la interpreta (se Jared Let…

Un agosto torrido

Nel 2007 il drammaturgo Tracy Letts vince il "Pulitzer" con "August: Osage County" che diviene un grande successo teatrale. Perfetto testo per uno di quei film parlati che a me piacciono per la loro avulsa voglia di non essere sempre e solo pellicole che devono stupire ad ogni costo. Certo anche qui c'è il colpo di scena, anzi di teatro: ci sono le ambientazioni quasi estreme nella loro perfetta normalità e ci sono gli attori, quelli bravi.

Nessuno di questi, all'interno della vicenda di una famiglia non a pezzi, ma letteralmente distrutta, è meno che bravo. E' un altro esempio di film cucito addosso agli interpreti per esaltarne l'istrionica perfezione, per stillare (vista anche l'ambientazione estiva) ogni goccia di capacità espressiva, ogni tono di voce possibile. E' un male? Di per sè no, ma è anche un limite.

In una vicenda dove gli uomini (tranne uno, che, tutto sommato è secondario) sono meno perfidi delle loro disintegrate donne, og…

Il Ministro dei temporali

Penso di aver già dato. Negli anni di parole scritte qui ed altrove, ho provato a dire cose perlomeno sensate e personali sul mio Paese, soprattutto sulla politica. Questa cosa strana che dovrebbe regolare la vita di noi tutti e darci certezze, farci sentire cittadini consapevoli e partecipativi, mi sta annoiando. Lo dico con molta sincerità e ammettendo anche una bella dose di pigrizia intellettuale.

Il mio livello d'attenzione è scarso, come quando a scuola si faceva religione e i quaderni si riempivano di scarabocchi o si leggeva qualcosa per tentare di far vedere che s'era studiato per la materia dopo. Adesso navigo sul mare delle soluzioni ai problemi quotidiani, per rimediare agli inevitabili casini costruiti su scelte a volte sbagliate, spesso imposte, giornalmente subite.

Questo è. L'egoismo non nasce dal menefreghismo, nè dall'inconsapevolezza: quest'ultima è ampiamente sparsa, in Italia, e cresce figlia di un atteggiamento che si propaga per vie di comuni…

Il capo del branco

Tre ore di adrenalina sparata come le droghe che campeggiano ovunque: un'apnea di sensazioni visive e sonore di difficile paragone. Gli Americani tendono a fare film in cui dicono, in sostanza, che sono stati cattivi, che hanno sbagliato, che c'è qualcosa di endemico nel loro desiderio di essere in cima al mondo, anche a discapito della massa. Perchè chi vuole emergere deve essere un lupo, per forza. Soprattutto se si tratta di fare soldi, quelli veri, quelli tanti. E loro sanno di cosa si parla.

La fine è sempre quella, cambia se c'è redenzione o meno. Di Caprio, che offre una gamma di capacità attoriali assolutamente di livello, dà al suo personaggio poche chances, come è accaduto al vero Jordan Belfort: d'altro canto se solo la metà di quello che si vede è vero, l' "happy ending" te lo puoi scordare. Non per un fatto di giustizia (non esiste una giustizia che possa riparare ai danni che questi fanno, nel tempo), ma perchè tutta la parabola di questo b…

Scale in discesa

Sono sempre stato desideroso d'imparare. I mezzi sono quelli che sono, quasi tutti artigianali e costruiti da me. Quindi, per molta parte del web, quello intelligente, molto spocchioso e perfino algido, non va bene. Rimarrà comunque una differenza tra "chi sa" e "chi è qui perchè c'è libertà d'espressione". Il che vuol dire, per una parte ampia d'intellighenzia, parole a vanvera. Come in un bar. Solo che nel bar ci vanno tutti e quando bevono mi sa che i gesti sono gli stessi: magari cambia il liquido nel bicchiere, visto che non tutti si posso permettere un vino da 5€ al calice. No? Sì, invece.

Questo è il decimo anno di esperienza come Blogger e mi piacerebbe festeggiarlo. Insomma, andare oltre questi argomenti, che mi perseguitano, dato che sono in contatto con parecchie persone (il che non vuol dire che sia un approccio amichevole con tutti, non è umanamente possibile) e dalle molte idee, differenti tra loro. La festa che ho in mente è quella di…