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Visualizzazione dei post da Marzo, 2005
Brutti, sporchi e cattivi
Ne avevo il sospetto, acuito da anni di insulti e baruffe. Sono davvero uno cattivo e non so fare nulla.
Adesso che me ne rendo conto, ho anche chiarito in me la via da percorrere: diventerò come Lui.
Bravo, onesto e buono.
Oddio, non mi frega di diventare un politico così lucido, lungimirante e luminosamente intelligente, ma se succedesse non potrei dire di no: è che qualcuno deve pur fare il Salvatore della Patria, ad anni alterni, s'intende.
Ma come ho fatto a non capirlo prima?
Chiedo venia.
 Cara sciura Brambilla
Cara sciura Brambilla,
m'immagino che Lei ieri sera sia stata di umore meraviglioso per poter dire, finalmente, a tutti quanti Noi come la pensava. Deve essere senz'altro stata la contentezza per quei 48 euro al mese in più nella pensione i Suo marito: ha fatto bene a mettere quest'argomento come introduzione al suo discorso. Come dev'essere di soddisfazione poter contare, credo quasi unica in Italia, su di un gruzzolo così cospicuo in aggiunta alla già splendida mensilità che il Governo le elargisce con tanta generosità. Quest'anno, ed era ora, potrete lasciare l'Idroscalo in Agosto e fare quella Crociera nel Mediteranneo che sognate. Rallegramenti, sciura Brambilla.
Mi dispiace, però, che Lei si sia inquietata in maniera così grave di fronte al notiziario della Rete 3 della sua Regione. E' un vero scandalo, sciura Brambilla, che questa testata giornalistica abbia dato e dia così poco spazio al Sig. Formigoni, integerrimo reggente dell…
 Felice di essere un luogo comune
Mi prenderò delle sane mazzate dicendolo, ma quello che afferma Cacciari oggi sul “Corriere” non è del tutto da buttare via. Partiamo dal presupposto che a me dire “antifascista” è fare un bel complimento: come, immagino, dire “anticomunista” lo sia per un sacco di gente. E lo sono per convinzione e formazione: pochi distinguo, ancor meno revisioni alla viva il parroco. Sentirmi “dire” che l'antifascismo è un luogo comune le balle le fa un po' girare, via. Però, leggendo le risposte e le affermazioni del Professore di Estetica, non è che vada troppo fuori dal vaso. In buona sostanza tenta una digressione sul valore non solo della parola, ma anche della sua collocazione attuale. Tempi difficili, questi: di opposizione marcata e un po' becera, di insulti e di pochi ragionamenti. Gettare benzina sul fuco fa sempre più effetto dell'acqua (ma tanto più fumo...). Ricollocare l'opposizione alla dittatura (a tutte le dittature) facendone il…
 Damage
Io lo so, perchè me ne sono andato più e più volte. Ho lasciato, ho interrotto e frammentato, causato degli odi non sanabili. Ma io sono un'altra persona: io posso solo pensare a quello che ho fatto con amarezza, rimpianto e, a volte, un senso di patetico. Di te, invece, che posso dire, se non che sei bella? Che tutto non terminerà, che ci saranno altri momenti per continuare a parlare e a pensare che questo Mondo fa ribrezzo, sì, ma è anche l'unica cosa che ci appartiene sul serio. Per volere fortemente che a mollare siano altri, no, non tu. Tu, cara, che hai fatto molto e non hai chiesto mai, hai scritto e sofferto come mille altri insieme a noi. Stasera si fottano i Soloni della Rete, i Predicatori del Verbo del Web, quelli che sanno tutto e per questo ignorano il resto. Stasera ci sei solo Tu e continuerai ad esserci per mille altre sere e poi altre mille, fino all'alba di quel giorno in cui ci vedremo chissà dove e chissà come, ma ci riconosceremo.
“I find the w…
 A bambaciò
Di me il grande Albertone direbbe che sono un “bambacione”: uno sciocco, pirla, un bamba, mettetela come più vi aggrada. Perchè mi riempio la testa (a volte la bocca, ma bisogna stare attenti) di parole come: civiltà, senso civico, rispetto, memoria. Perchè pensavo che la politica potesse avere un senso solo se dava senso alla comunità intera, senza distinzioni. Bon, è un po' che mi sono svegliato, ma fate di tutto per ricacciarmi nell'incubo. Da qui al 2016 possono accadere tante di quelle cose, che parlarne adesso è superfluo, se non del tutto risibile. Però, però...quello che ieri il Senato ha fatto passare mi pare davvero un brutto sogno. Un sogno in cui la Costituzione (sì, datemi ancora e sempre del coglione, ma io ci tenevo a questa cosa) viene manipolata in 48 articoli (sich) per fare la “Nuova Italia”. La Costituzione che è figlia di una guerra disastrosa, per noi, della lotta dei Partigiani, del desiderio legittimo e Nobile di vivere nella Democrazia, ades…
Che vita
Io è da un po' che il cellulare lo odio abbastanza. Difficile che mi si trovi: per celia, ma soprattutto perchè tengo la suoneria bassa (praticamente zero) e al lavoro lo dimentico apposta in macchina. Unico vezzo: gli sms del mio gestore, quelli d'attualità. Così, per sapere un po' di cose anche quando sono scollegato dal Mondo esterno. Certe volte questa piccola mania è però atroce. Prendi esempio. Mi arriva l'sms due minuti fa. “Musica (e già qui uno comincia ad avere dei sospetti tremendi): tappeto rosso per Mariah Carey in albergo (ma dove, Giuda Ballerino? A Ostia, a Londra?). Prenota 15 stanze da 3000 € a notte l'una.” In sé e per sé non ci sarebbe niente da dire: chi ha digitato questa “notizia” dovrebbe essere costretto ad ascoltare la “cantante” 24 ore su 24 per una settimana e poi mi dice. Ci pensi su (perdi 30 secondi della tua vita: inconcepibile) e vorresti che il bazooka fosse un'arma di libera vendita.
Però, fatemi sapere il nome dell…
Discrimini
Che poi, di discriminazioni, ce ne sono a bizzeffe. Non è solo quella razziale che deve preoccupare. Ci sono quelle sul lavoro (e non conta la pelle, ma quanto uno è bravo a leccare: sono cose che si imparano a scuola), quelle tra gli amici, quelle negli asili e nelle scuole elementari. Insomma, basta pensarci un po' su e si capisce che viviamo immersi nelle differenze. Sono gli altri che appioppano etichette, che fanno e disfano giudizi, che si permettono di renderci diversi agli occhi altrui perchè ai loro, di occhi, si dà fastidio. Ci sono cose minime, quasi risibili, ed altre che portano a conflitti morali ed etici inenarrabili. Il tutto sotto la cappa protezionistica di una società storta, dove si sa chi la vince: chi sa sfangarla fottendo gli altri. Alla faccia della sana competitività e dell'aspirazione al miglioramento. Una battaglia con un sacco di morti e una moltitudine di vincitori, che pure infieriscono. Forza di volontà contro arroganza, zero a uno. Sì …
 In piedi su uno specchio
Soffia un vento freddo, che scuote una parvenza di primavera esile. Il fumo della sigaretta si scuote davanti ai miei occhi, che insistenti cercano un altro dove, un altro “quando”. Non so cercare (o non voglio?) e trovare le risposte dentro ciò che so: mi piacerebbe affidarmi a quello che non so. Insistente e precipitoso, oppure tranquillo e distante, prima o dopo (ma prima e dopo di non so cosa). Mi dico che è tutto banale, tutto già scritto, pensato prima di arrivare ad essere pensiero. In un gioco di rimando e sostituzione. Come se cambiare un volto o una parola portassero altre vie. In fondo è solo un attimo nella giornata. Quell'attimo che non andrà perso.
 Auguri, Papi
Insomma, devo guardarmi le spalle. Potrebbe essere che, tra qualche anno, l'adorata figliola mi tenda un agguato, che spero sia solo dialettico. Siccome ieri anche qui (permettimi, Silvia: tu sei tu, un'amica, ma quel contenitore TV fa veramente schifo, non è trash o pacchiano, è proprio avvilente) hanno detto che il sondaggio di turno afferma che solo il 10% (o giù di lì) dei figli è contento del proprio padre, mi aspetta una vecchiaia in ansia. E questi non son contenti perchè il Papi non ha fatto carriera e non ha conoscenze importanti. Qui s'incazzerà il mio amico Tony, che per me è importante. In primis, però, mi incazzo io. Non è questione di valori o priorità: è che risulta avvilente che un paesino come il nostro non abbia saputo insegnare nulla. Perchè se un'adolescente ha questa visione del suo genitore (e non si possono mica scegliere) non ci siamo proprio. Ogni famiglia naviga i suoi guai, i suoi difetti, che sono quelli di chi li compone: ci po…
 Lui & Re Giorgio
Io continuo a pensarla così: quando si incontra un genio il più delle volte non ci accorge di nulla. Perchè son bravi a mascherarsi: sono un po' refratttari all'esposizione, sono modesti. Prendi l'allegro sig. B., per esempio (un po' abusato, lo ammetto). Riesce a tirar fuori queste amenità politichesi (non so, parlare di cultura mi par azzardato) con nonchalance da navigato dottore delle meraviglie. Finalmente senza i PM si può lavorare, dice: come se importasse a qualcuno chiedere a un PM, che, grazie a Dio, ha altro da fare il permesso per fare ciò che si deve. I galeotti, magari sì, ma chi è a piede libero? Immancabile ci fa sapere che ha parlato con Giorgio (testuale, l'ho sentito alla radio...); Lui può, mica è uno qualsiasi, è un pilastro dell'Alleanza. Insomma, caro Giorgio, questa informazione frutto dei giornalisti Comunisti, disinformati e senza onestà intellettuale, non solo va smentita, ma non è mai esistita. Un genio, mi ripet…
 Due righe inutili
“Sacrosanta verità, ineludibile. Nessuno legge, tutti fanno e disfano, scrivono, se la dicono e se la ridono. Un'arrampicata su un quinto grado non è esattamente una passeggiata, siamo concordi, no? Ed allora rischiamo di morderci la coda, di andare fuori dai confini non tracciati. Anch'io sguazzo (stile mattone) nel gran lago dei mediocri. Mai neanche avuto il minimo accenno del contrario, anzi. Piuttosto inequivocabili segni di tuttologia e delirio, a volte abilmente mascherati, altre volte talmente evidenti da imbarazzarmi a distanza di mesi. Tuttavia, mie cari, il fatto ha, per me, qualcosa del beneficio. Banale? E che cazzo, lo so, ma se la verità del mio essere è monocromatica mica posso emigrare in Svezia. Non parlo della facoltà curativa della scrittura, di un Io sopra e dentro le righe così grande da fare ombra. Parlo della maniera di fare in modo che ci sia un impegno, che si faccia qualcosa per crescere. La parola crescere l'abuso, lo so, me ne…
 A traino
Cose come questa possono uscire solo davanti a tre spritz (ma con la gassosa, Bepi, ti prego...). Siamo trainati, siamo gente al traino. Sempre sulla coda di qualcosa o di qualcuno. Vedi, se dico che mi ritiro c'è sempre paparino che può dire che sono stato frainteso. Se dico che non c'è lavoro e che ce ne sarà sempre meno, mi si risponde che siamo un paese che punta alla tecnologia, quella degli altri, che magnanimi ci permettono di spazzolare la tovaglia dalle briciole. Si vive da oggi a domani, niente programmi, niente futuro, qui, ora e senza speranza. Ma confidiamo che l'Europa ci aiuti con il debito. Giusto così. Dividi et impera, nessuna conseguenza per chi se ne frega. Prova, tu, a parlare di solidarietà, di unione, di consapevolezza: Io salvo il mio di culo, poi, forse, quello degli altri. Giusto così. Siamo quello che ci meritiamo di essere; il Parlamento si è trasferito nelle aule di Vespa, tra un po' ristrutturiamo anche l'articolo uno. Divente…
 Il colore della lontananza
Ritorna con il vento più leggero e l'ansia del sole. Come sempre -da allora, sempre- guardo con delicatezza verso il tuo cielo. Come se uno sguardo potesse tagliare davvero fino all'osso. E' semplice, se ci pensi, raggiungere le persone pensandole. Circondarle silenziosi e immobili, attraversare la strada e attenderle oltre la piazza, verso la chiesa. Verso tutto quello che riesco, capisci, ancora a vedere. Non ricordare. No, questo no; non è più maniera, non mi sta bene e neppure a te. Chi vive di ricordi non può andare lontano, diceva. E allora vedo. Così mi assolvo e posso continuare a cercare il confine che separa il tuo azzurro da questo mio, cittadino, piccolo lembo mutabile. Che poi i confini, in alto, non esistono: esistono solo quelli abilmente costruiti dalla lontananza e dal perdono. Sì, perchè se c'è mai stato perdono è chiuso da qualche parte, dentro il recinto della nostra coscienza passata.
Eppure con i nostri occhi abbiamo viag…
 Sudore e fatica
Bene dicono le amiche Debora e Silvia, nei commenti qui sotto. Partendo dal post, arrivano a conclusioni distanti, ma egualmente veritiere (mai dubbio mi sfiorò sulla loro bravura). E' un incrocio pericoloso e senza segnaletica quello delle derive: populiste, fasciste, marxiste, mica importa. Partiamo dal fatto che la pigrizia è la dote più evidente in molti concittadini: da qui lo sciacquo continuo di coscienza, adoperando gli shampoo dell'informazione pre-confezionata, magari sculettante, profonda come una pozzanghera (thanks John Paul Jones). Comoda, asettica, fintamente pronta e decisamente dal vago odore di merda. Siccome a nessuno piace rimanere in mutande, da Sinistra ci si adagia e ci si genuflette. Non tutti e non tutti alla stessa maniera: la cucina, però, usa i medesimi ingredienti. Sbilanciati e senza riparo dalla prepotenza di migliaia di ripetitori audio-video, si cerca il minor danno possibile e se qualcuno ha un cerotto ben venga. Non ci sarebbe…
 Egalitè
E si legifera con ammirevole assiduità. Non paghi di essere il Paese con più Leggi al mondo (tanto la maggior parte o non serve o è beatamente aggirata), continuiamo a farcene di nuove e ridicole. Seppur solo come proposta, quella n°2244, che tanto fa parlare i Bloggers, è veramente un esempio di nuova inciviltà. Mi sa che a qualcuno non è mai andato giù di perdere (rigori?) la guerra, dentro e fuori. Non è mai andato giù che ci si rimettesse in piedi democraticamente: saranno stati sconvolti dai primi ritardi dei treni, vallo a sapere. E mi sa che qualcuno pensa che gli Italiani amino il pugno di ferro e che godano nel servire leccando. Perciò, adesso che si è allontanato lo spettro minaccioso del Comunismo e della sua dittatura (nata e morta nelle testoline sempre loro), andiamo a ribaltare il ribaltabile. Siccome non basta la Costituzione, alleniamoci con la storia: facciam mucchio e chi era nel giusto zitto, chi difendeva l'orrore abbia almeno una equiparazione. Sarebb…
 Limbo Blu
Sta tutto nelle statistiche. Come se un Paese che si trasforma fosse un numero a cui sommare o sottrarre. Eravamo una potenza Industriale e l'Industria la manda avanti l'operaio. Adesso anche la parola stessa, “operaio”, non ha più significato. Oplà, sette milioni di persone nel limbo dell'ignavia. Della vergogna. Chi fa l'operaio, adesso, nel 2005 pre-Cina, lo sente come un'insopportabile peso: abbandonato da tutti, finanche, sembra, da Iddio in persona.Sta scritto tutto lì, lampante, lucido e freddo. Cambiano i tempi e cambiano le percezioni, si modificano i DNA intellettuali e chi si sporca le mani vive la fine della sua dignità, anche del suo esistere. Pensavo che un lavoro, qualunque lavoro, racchiudesse in sé una piccola storia, fatta di ambizioni, successi, piccole o minuscole porzioni di vita. E che tutte assieme, senza distinzioni, queste storie facessero quella più grande, quella da libri. Invece, ma senza stupirmi poi tanto, siamo arrivati alla…