Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Novembre, 2013

Se c'ero, non ridevo

Una cosa come la telefonata di Vendola è manna, per la Rete. Credo di aver letto centinaia di commenti in poche ore, almeno dieci post e altrettante illuminate opinioni sull'accaduto: tutto ed il suo contrario, incazzature, difese, baggianate. La velocità di propagazione degli avvenimenti e delle loro conseguenze è sempre più veloce, immediata: travalica persino il contenuto stesso della notizia, deviando in migliaia di rivoli d'ogni sorta, fino al parossismo.

A me è rimasta una sgradevole sensazione, nel bailamme: ciò che è chiaro, evidente, è la spocchia e la fiducia nel proprio potere che agita moltissime delle figure politiche nostrane contemporanee. Quel sottile, ma mai spezzato, senso di quasi onnipotenza, di menefreghismo verso il peso delle parole, fosse anche nel privato di una conversazione che ha a che fare, comunque, con temi delicatissimi.

L'anti-politica ha una miriade di facce, ma qui, piuttosto, parlerei di giusta indignazione per il modo con cui ci si muo…

Per fare i Poeti ci vuole molto tempo

Quando muoiono i poeti si dice sempre, caricando l'enfasi, che se ne vanno persone straordinarie. Straordinario sarebbe comprendere dove sta la vera Poesia, che mica è roba per tutti. Magari se ne vanno persone semplicissime, ma che vedono un altro lato della vita, uno degli infiniti che ci sfuggono.

Dicono che Federico fosse matto. Con i matti veri che girano per questo cazzo di Mondo ci si potrebbero riempire le galassie, una per una. Mi sa che troppo semplice guardare dall'alto in basso, meno in contrario. Eppure Lui alle stelle dava del tu, con quel meraviglioso cielo d'Andreis a dargli ragione.

Quindi Federico è uno di quelli che non se ne va, perchè non c'è mai stato: era qui per dirci che non si deve guardare solo a ciò che è concreto, ma che anche una persona, uno come Lui, può racchiudere un'immensa bellezza.

Siamo matti a non capire.

Mandi, Federico.

Specchi di parole

La grazia a Berlusconi è una di quelle cose buttate lì a fare caciara. Il modo tipico della nostra politica di fare il proprio mestiere. Queste cose, reiterate, lasciano tracce: non solo semantiche, con l'espropriazione di termini che andrebbero usati per altre situazioni (ben più importanti), ma anche in un immaginario collettivo che diviene ondivago, in balia di accelerazioni umorali e di poco ragionamento.

Il terreno è quello della semplificazione, che diviene appiattimento e finta identità. Tutto sommato non serve approfondimento, su certe questioni: basta fare il "ragionamento" della casalinga (altro luogo comune immarcescibile) per sentirsi adatti a creare la propria opinione. Alla fine è un gioco di specchi e di rimandi, illuminati catodicamente.

E' vero che un solo pensiero originale vale più di tutte le ideologie, che neppure reggono più. Eppure la difficoltà sta proprio nel rifiuto della complessità, nel non accettare lo sforzo di elaborare una linea di argom…

Ritorno ad un futuro

L'ennesimo cambiamento di questo tormentato Blog può essere visto anche come forma di una personale schizofrenia. E' un punto da cui si può partire. Sempre tentato dal mio narcisismo (parola che mutuo dal post dell'amico Francesco, cui si deve, almeno in parte questo "restart"), cerco la maniera per cavalcare la Rete in una maniera che non escluda nulla, ma che a nulla conceda di sovrastare me stesso. Ripetendomi, che alle persone di una certa età è cosa che viene bene, ho sempre dichiarato che l'unico vero spazio a cui tengo è questo. Poi, si scende a patti.

Per prima cosa con la velocità. "Facebook" e "Twitter" sono animali da corsa, su piste ove si accalcano milioni di persone, letteralmente. Il gioco è semplice: io ci sono, amatemi, leggete le cose più sciocche o quelle più intelligenti che scrivo, ma siateci. Così l'ingranaggio diventa sempre più grande, un attimo fuori controllo, anche perchè, sulle canoniche ventiquattr'ore,…