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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2007
The Firm

Domani mattina, in quel di Trst, ci sarà la firma per la Cassa Integrazione Straordinaria che coinvolge 50 lavoratori dell'azienda dove opero.
Dopo mesi di fegato ingrossato, trattative, incazzatura, pasti mai rimborsati e qualche sigaretta di troppo, si chiude.
Si chiude abbastanza bene, ma resta il problema.
Un problema Sociale ancor prima che economico.

Domani datemi una pensata.
Quelli che credono magari una preghierina.
Gli altri anche solo un attimo del loro tempo.
E stata durissima.
Spero proprio di non ripassarci.





Topi


Uscivamo solo di notte. La nostra era la vita dei topi, di topi che non conoscono più la luce del sole, né il passare delle nuvole. Se pioveva era pioggia notturna, senza la speranza dell'arcobaleno. Voglio dire che ci si dimentica anche del giorno, poco a poco. Dapprima le strade da percorrere erano un labirinto, certe notti non riuscivamo a trovare nulla. Pensavamo di ricordare dov'era quel tal negozio, o dove c'era una volta un bar, un caffè. Magari seguivamo le tracce dei tavolini rovesciati, sedie spezzate, buchi sui muri. Perchè quando erano passati, i primi erano stati gli avventori dei locali, a cadere. Ma di notte tutto cambia: la geografia dei vicoli e delle viuzze si perde in un groviglio inesplicabile, come se le pieghe della tua mano diventassero cicatrici e le dita si perdessero a seguirle. C'è voluta pazienza ed una Santa fame per diventare bravi. Adesso lo siamo: siamo addestrati, veloci, furtivi, la schiena non ci fa più male se stiamo piegati, cor…
In trasferta


Oggi si gioca fuori casa.
Andate a trovare unadonna davvero speciale.
Mi ricordo, sì, mi ricordo



Vogliamo far polemica?
Facciamola.
Memento


"Perchè dobbiamo soffrire così? Probabilmente, eravamo nati per vivere più secondo la materia che secondo lo spirito; ma, a forza di pensare, dev'essersi creata una sproporzione tra lo stato della nostra intelligenza così dilatata e le condizioni immutabili della nostra vita.
 Guardi i mediocri, per esempio: a meno che non cada loro addosso qualche catastrofe, sono sempre soddisfatti: la sventura comune non li tocca.
 Come neanche gli animali, del resto."

(Fëdor Dostoevskij, Memorie dal sottosuolo).
Adan insegna



Adan ci vede fuori dal lavoro. Io non c'entro molto, ma il mio collega insiste, devi sentire questa storia.
La pizzeria è proprio una pizzeria: sembra che ci sia un unico arredatore, uno che le fa tutte uguali, fuori potrebbe essere qualsiasi città, dentro omologati anche i listini.
Non c'è nessuno, a quest'ora: troppo presto per la cena, birra.
Adan lavora in una concessionaria, della Mercedes: lo dice come tutti noi, storpiandolo, quel nome, sinonimo di auto di lusso, di grandi macchine.
Adan è Albanese; lo senti dal modo di parlare, con quell'intonazione che mi ricorda la Jugoslavia, con il modo di alleggerire le parole e di adattarle, per farsi capire.
Fa il meccanico da quando era piccolo, ma proprio piccolo, da prima che la sua città diventasse quasi morta. Morta di emigrazione e di miseria.
Mi fa il gesto del numero dieci, con le due mani aperte: lui appartiene al 10% degli Albanesi Cattolici.
Gli manca il dito mignolo della mano destra: penso lo abbia pers…
Mio malgrado
Nei miei ormai cinque anni di “militanza” da Blog, su varie piattaforme, sono incappato in ogni genere di incidenti sul percorso: si può arrivare fino all'insulto, alle minacce, e credo Voi tutti lo sappiate molto bene. Perciò quel che è successo con il mio post di Sabato non mi avrebbe stupito se fosse stato il risultato della visita a “Transit” di qualche scervellato o fobico, di cui è pieno ogni angolo del Web. Un po' meno preparato ero al fatto che qualcuna delle persone che leggono spesso questo mio spazio abbia potuto pensare che le parole messe in bocca a quell'io narrante fossero le mie, che fossi io ad andarci giù così pesante. Non lo nascondo: mi ha assalito un po' di sconforto. Se non sono, in questi anni, riuscito a far capire il mio pensiero, una mia posizione, una qualche idea, allora vuol dire che probabilmente non riesco ad essere sufficientemente chiaro, che quello che scrivo e come lo faccio non è né interessante, né mi rispecchia. Eppure,…
La mia città



La mia città è nel mezzo: nel mezzo dei campi che la circondano ed è a mezzo tra l'essere una grande città e rimanere quello che è, un paesone di Provincia. Domenica, Messa: poi, stadio, quando capita. Sennò TV e famiglia. La mia città sembra non avere passioni travolgenti: ci si sente un po' al chiuso, ma nessuno si lamenta. Il giornale, la mattina, dice sempre le stesse cose: la pagina più letta è quella dei morti. Nella mia città non è vero che tutti si conoscono, ma è difficile camminare senza incontrare qualcuno che non si è mai visto. Nei bar, sempre pieni, la gente discute delle cose minime, si accapiglia senza volerlo, poi fa la pace nel vino.

Oggi, o forse solo oggi me ne accorgo, la mia città è cambiata. Non è cambiato il suo orizzonte, i suoi palazzi o le piazze, non è cambiata la sua strada principale, sempre piena di persone e di buchi vuoti al posto dei negozi: è cambiata la gente, sono cambiati i visi, è cambiato quello che mi passa accanto. Ci facevo…
Me e la coda




Storie di vita vissuta (come se ci fossero storie di vita “non vissuta”), momenti di vero e proprio confronto con il proprio “Io” e con la propria fragilità.
Sto parlando delle file: le code di persone che, quasi quotidianamente, dobbiamo affrontare.
La mia esperienza personale è presto riassunta: sfiga.
Sì, io penso che, quando sono in fila, becco sempre quella sbagliata. Potrebbe essere solo un'impressione, un'impazienza congenita, ma ogni nuova esperienza rafforza in me questa convinzione.
Porto degli esempi, che sono più comprensibili e mi vengono facili.
A) Scegliere la coda.
Difficile trovarne una sola. Capita al cinema, ma se devo fare la fila per vedere un film, lascio perdere: esula dalla mia concezione di vita, in maniera totale. Ove vi sono più code, bisogna inquadrare chi sta in cima, cioè la cassiera, l'impiegato, insomma colui che è lì per darti un servizio (!). Quelli del market sotto casa li conosci e li sgami da anni. Più difficile, invece, in luoghi…
Cinque cose (di cui non vi frega nulla)


Si sa che io, di norma e per scelta, non partecipo mai ai “giochini” che, più o meno regolarmente, arrivano sui Blog amici. E che sia chiaro che non è spocchieria, che non credo di essere chissà chi (chi, appunto?). Se stavolta ci sto è solo perchè mi è difficile dire di no ad una donna di Genova.
Basta che non chieda soldi, of course.
Allora, ecco 'ste cinque cose che non sapete di me (magari, invece, qualcuno le conosce: mica pretenderete mi ricordi tutto quello che dico o faccio, no?).

1) Sono pigro. Come si suol dire, se ci fosse una gara per chi è più pigro, arriverei secondo: troppa fatica cercare il primo posto. A volte mi giustifico con la stanchezza da lavoro (vera!), ma il più delle volte è solo il bisogno di anestetizzare la mente, di non pensare. Però non è tutto da buttare: almeno ho una testa da spegnere, pensate a tutti quelli che ne sono sprovvisti:

2) leggo ancora volentieri “Topolino”. Sono un fan di Cavazzano e non disdegno la…
Il sole di Luigi


Non c'è clamore, quando se ne va uno qualsiasi: una persona, di quelle che si dicono normali, se muore, finisce sulla pagina dei defunti, con tre righe. Un po' meglio se ha famiglia.
Luigi famiglia non ce l'aveva, mai avuta. Non si era sposato, non aveva abbandonato figli in giro per il paese, e, che si ricordi, non era stato fidanzato. Si sa, i vecchi hanno buona memoria per certe cose: guerre e morose.
In tutti gli anni in cui aveva lavorato al mulino, Luigi non era mai stato assente: il “padrone”, il vecchio Andrea e poi suo figlio Antonio, dicevano che era “casa e mulino, mulino e casa”. Ogni tanto, ma poco, per la media di quelle parti, lo trovavi in osteria, dopo che aveva finito le sue mansioni: un rosso, uno solo, due parole, due sole, e poi via.
Anche per questo qualcuno lo guardava storto: mai niente fuori posto, un neo, qualcosa che non andasse. Insomma, se non passavi al mulino per la farina o per qualche veleno da topi, di Luigi non ti saresti ri…
Asciugami, o Diva...


Potrebbe capitarvi, con un po' di fortuna, di vedermi con tanto di grembiule, armeggiare in cucina: pulendo, strofinando ed inveendo contro le piastrelle che non vengono mai pulite.
Anormale, per qualcuno, routine, per me.
Però, da oggi in poi, riuscirete addirittura a sentirmi declamare versi d'Amore, tra tegami untuosi e frotte di coltelli sporchi (mistero: siamo in tre ed il numero di coltelli usati è sempre almeno il doppio. Dovrò istituire dei turni di sorveglianza...).
Sì perchè, sulla carta “da cucina” che mi aiuta nello svolgimento di tali delicate mansioni, da un po' compaiono quartine in versi d'inquietante banalità.
Ero abituato ai fiorellini, agli animaletti, perfino ai disegnini che rappresentano altre culture (fanno così politically correct, fioi), ed anche alla sobria nudità dei rotoli più economici.
A questo no.
Cito: “Assorto mi cullo/all'ombra del cuore,/intento a comporre/versetti d'amore”.
Ci vuol molto poco per rasentare i co…
Dalle 22 alle 6


Io so cosa vuol dire non dormire.
Lavoro solo di notte: ci penso, ed in sette anni ho fatto finta di perdere il conto di tutte le nottate passate in fabbrica. Se lo faccio, mi sento ancora più fiacco.
Perchè la notte stanca, si trascina nel giorno, ed il giorno quasi non esiste più.
Ti alzi nel pomeriggio, quando riesci ad addormentarti: oppure di riposare non se ne parla affatto. E' che il tempo ti sembra di buttarlo via: lavoro, dormire, poche ore per il resto, ancora lavoro. Allora fai tutto un tiro, e la testa ti rimbomba di continuo, sei come in una scatola dalle pareti di cotone, rumori distanti, riflessi lenti. Fai cose per distrarti, e quelle magari importanti diventano insofferenza: anche un minuto che sembra perso, ti infastidisce.
D'inverno è ancora peggio.
Vai in fabbrica al buio, esci ed è buio, ti svegli ed è ancora buio: un piccolo antartide di due, tre mesi, in cui sprofondi, gli occhi si adattano e percepiscono solo la luce dannosa e traballante dei…
Sordid details following...



Forse, se avessi scritto questo post svariati anni fa, mi sarei dilungato su discorsi del tipo: “Un fratello maggiore, mi ha cambiato la vita (musicalmente parlando)” od altre amenità del modello tardo-adolescenziale.
Perchè, per chi ama la Musica come me, in maniera (permettete) viscerale ed assoluta, gli Artisti che contano, poi, sono pochi, pochissimi.
Di dischi ne ascolto e ne posseggo a centinaia, a migliaia: quelli che ho consumato sono, invece, relativamente in numero esiguo.
E sono quelli che restano intatti, nella memoria e sulla pelle: quelli che, seppur ormai conosci a memoria, ti sembrano sempre un po' nuovi, ci trovi sfumature e colori che cambiano, magari impercettibilmente.
Allora, oggi, invece di scrivere un post di altro genere (e sono in arretrato su altri argomenti, magari più interessanti), dedico questo spazio -breve, di consuetudine- ai sessant'anni di David Robert Jones, che non ho mai conosciuto, a cui non ho mai stretto la mano e…
Letterina (tre giorni dopo)




Ah! Silvia!
(Puoi usare anche “A Silvia”, ma puzza di già sentito).
Insomma, non se ne può più dei Capodanni e Feste Comandate affini, consimili, assimilabili.
Prendila come la noiosa tiritera di un vecchio (disquisiamo: a Giugno fanno 42) cialtrone che è idiosincratico a qualsiasi forma di solida e sana interazione umana.
Se era più cicciotto, “Dr. House” ero io.
E' che non mi diverto proprio più.
Te lo dico oggi, passati già tre giorni del 2007, con gente (giuro sui cd di Sylvian) che già si prepara al prossimo ritrovo giubilante per il 2008.
Con ancora 362 giorni da superare: ma siamo impazziti?
Eppure sono uno a cui basta davvero poco per stare diciamo “bene”, che è una roba già da Signori, per me: non parliamo di felicità, una bestemmia.
Ho finito i tempi delle Feste già da un pò: quella voglia di buttarsi per una notte intera tra uomini ubriachi e ragazze tendenti al rosso (intimo, non politico).
Certe cose perdono smalto con gli anni: puoi provarci con l…
Transit Beta Version
Da oggi, primo giorno del 2007, "Transit" si sdoppia.
Molti di Voi sanno del desiderio del sottoscritto di trattare temi d'attualità e politici, ove la cosa non sa nè d'originale, nè di stimolante (visto che lo fanno, in pratica, tutti).
Ho deciso, però, di assecondare questo mio "difetto", aprendo "Transit Beta Version", un luogo dove possano trovare spazio gli argomenti succitati e lasciando, così, a "Transit" (che è e resta il mio Blog principale) tutto il resto.
So che la cosa può apparire schizofrenica, ma "Transit Beta Version" verrà aggiornato a scadenze non fisse (come "Transit", d'altronde, ma per il primo figlio si fanno eccezioni, sempre!), non avrà una grafica bella come il Blog che state leggendo: insomma, una cosa ben più spartana, ma mi auguro non meno interessante.
Perciò, da oggi, lascerò anche, quando vi saranno nuovi post, i link a "Transi Beta Version", per chi ha vogl…
Boulevard Of Broken Dreams



Sole e freddo s'insinuano tra le case, stamattina.
E' una giornata tersa e tagliente, una Lama d'aria sottile.
La strada silenziosa.
Sembra in quiete, dopo aver segnato la nostra voglia di lasciarci alle spalle un altro Anno.
Ognuno getta la gioia, il dolore, la sua parte di vita: getta ciò che ha non ha costruito, quello che non ha detto e le parole di troppo.
Eppure, tra i pochi rumori, c'è ancora l'eco distante di un pensiero, di quel guardare verso il cielo, d'essere, tutto sommato, uomini.
Sembra di vedere oltre le poche nuvole, lassù dove l'azzurro diventa buio ed il buio si trasforma in stelle.
Quella luce che ci conforta e ci rende un po' deboli, di fronte alla nostra Pochezza, di fronte alla Grandezza che siamo incapaci di portare.
E' bello camminare senza incrociare sguardi, ma solo assenze, perdendosi ancora in un attimo.
C'è una muta partecipazione delle cose, come se il rispetto che si deve a questo Nuovo Giorno un…