Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Febbraio, 2012

Sacrificabili

Le pieghe dei Decreti, immancabilmente, nascondono le cose importanti: è la politica, così, qui. Scrivere chiaro è impossibile perchè è preferibile che si comprenda il meno possibile. Licenziando migliaia di articoli su centinaia di Decreti, si perderebbe anche Indiana Jones. Nell'art 14 del "decreto semplificazioni", il comma 4 dà una bella spolverata ai controlli sui luoghi di lavoro, le ispezioni atte a controllare la sicurezza di chi opera in fabbrica piuttosto che in un ufficio (sì, si lavora anche lì, meno balle). "Amichevolmente" (testuale) si deve collaborare tra il controllore ed il controllato e non serve si avvisi la RSU o il rappresentante per la sicurezza del Sindacato. In amicizia facciamo i Marchionne, creiamoci le regole, cantiamocela e suoniamocela. Se, poi, un'azienda si può fregiare della certificazione "Uni Iso 9001" e seguenti, meglio ancora: lì si può proprio fare a meno di andare. Fiducia, diamine! Mi sa che indignarsi per …

USA e getta

Nella lunga intervista che Marchionne ha concesso al "Corriere" (qui), c'è un'analisi molto ampia sullo stato dell'azienda Italiana al momento. Vi sono, anche, i soliti giochetti lessicali per cui abbiamo imparato a conoscere questo manager e quella sottile aria di ricatto, ormai usuale. La parte riguardante la "Fiom" è, al solito, pregna di quella arroganza sociale che deriva dalla consapevolezza di tenere migliaia di (onesti) lavoratori per i cosiddetti. Pur cianciando di maggioranze ed accordi, molti di loro sono, di fatto, non rappresentati, senza voce, con solo lo stomaco a tener la rabbia di un precariato sempre sbandierato come un lenzuolo nero, per far paura. Il secondo passo, dopo "Fabbrica Italia" e la reinterpretazione del contratto di lavoro, è quella di minacciare la chiusura di due stabilimenti autoctoni se non si esporta di più. Certamente il mercato Americano (compresa la parte Latina) è più ampio, appetibile e concreto di que…

Sfuocati

Tira aria, da tutte le parti. Aria di elezioni, aria di trattative difficili per noi poveri vassalli, di rischi enormi che solo a parole sono superati. Tira aria brutta per tanti, anche per il "PD", che non è mai stato un Partito bravo a parare gli spifferi. Uniti come un'armata Brancaleone, ma più scassata, tra faide e rottami, attorniati dallo straniamento di molti che non capiscono (o non sanno), i suoi membri autorevoli continuano a dividersi l'anima(ccia) loro e della creatura che dovrebbe essere il primo e più grande Partito d'Italia. Appoggiandosi, a turno, a questo o a quello, ad un Sindacato piuttosto che a un giornale, ad un'opinione piuttosto che ad un'idea, questi signori lasciano dietro di sè una traccia indelebile di fragilità e stanchezza. Se, poi, ci si mettono gli ex a sparlare, come nei migliori divorzi, a posto stiamo. Volere la pluralità di tutto (lo dicono sempre) paga poco: spiazza, questo sì. Li vedo male, li vedo sfuocati: mi paio…

Un tacer che va scritto

Non mi illudevo che una trattativa fondamentale come quella sul lavoro filasse via liscia come un festino ad Arcore. Impossibile. Qui, adesso, siamo alla fase di difesa delle proprie specificità, delle ragioni giuste contro quelle ingiuste, ma sempre di parte. Le incaute (perlomeno) parole della Confindustria sulla difesa di ladri e assenteisti, insieme al delirio del "kit del Capo", con cui la Fiat fa un mini corso ai suo capi-reparto per spiegare un accordo in vece delle RSU, segnalano un forte nervosismo, un desiderio di far vedere chi comanda. Nel contempo lo sfasamento del "PD", ancora allergico all'unità di intenti e di decisioni, complica politicamente le cose. Per esperienza, so che non è facile nè consigliabile difendere chi si prende gioco dei lavoratori, di quelli veri, che si smazzano ogni giorno e non certo per stipendi da Ministri. Certo, tutto è possibile, in questo malridotto paese, ma non si hanno a disposizione nè avvocati, nè consulenti del …

Il Santo niente

Non mi interessa quello che dice Celentano. Non mi interessa Sanremo, nè le sue canzoni. Mi interessa cercare di capire perchè una rete "pubblica" punti tutto su di un solo programma all'anno, investendo cifre enormi, e tralasci, trascuri, riduca a farse altri spazi televisivi. Il Festival ha un ritorno economico indubbiamente rilevante, ascolti alti (se non altissimi) ed è una tradizione. Come tutte le tradizioni c'è del buono e del cattivo, ma divenire quasi un'ossessione produttiva, con mesi di anticipazioni e quintali di articoli, mette in ombra la cosa più grave: il disfacimento ormai ineludibile della Rai, che non ha una buona idea da anni e che è riuscita solo a scimmiottare i programmi Mediaset (basta vedere la fascia pomeridiana, un'accozzaglia di cloni), pure facendoli male. Il che è tutto dire. Del canone ho detto. Resterebbe da discutere, se vogliamo, come mai qualcosa per cui si paga metta le cose migliori o alle tre di mattina (esclusa RAI3, fi…

Il grido muto

Oggi si fa fatica a trovare, sui quotidiani di massa, notizie relative alla Siria. E' che si va a giornate e clamore, più che ad importanza dei fatti. Se si guarda la cartina geografica, non ci si mette molto a capire come quel Paese sia una polveriera da qualsiasi parte lo si guardi. Che poi è una sorta di barriera tra le sanzioni ed un intervento più deciso (armato?) da parte degli Stati esteri. Non per chi crepa, però, sotto le bombe: il che accade quotidianamente. I caschi blu dell'ONU sono il solito placebo di facciata e se non si può pensare di gettare benzina sul fuoco, si dovrebbe, perlomeno, fare finta di avere una politica funzionale al termine di un massacro che è insopportabile. Il groviglio di interessi (di qualsiasi tipo) che attanaglia quella disgraziata parte del Mondo, così vicina e così lontana dall'Europa, rende semmai più confuso ogni tentativo di percepire un pur minimo barlume di soluzione. La stasi è il nemico più acerrimo di coloro che difesa non h…

La lezione persa

Oggi tutti scriveranno ancora di Eluana Englaro, di una vicenda che doveva finire molto prima e che in questi tre anni non ha ancora portato a una Legge degna di questo nome sul "fine vita". C'è la crisi, c'è altro: ci sono cose ritenute più importanti. E a poche centinaia di metri da dove digito queste parole, dove se ne è andata quella ragazza, stasera ci sarà una fiaccolata, organizzata da una delle tante Associazioni pro-vita Cattoliche che hanno un gran furore, quando gli serve. Nello stesso momento, il Maestro Bellocchio girerà, lì vicino, alcune scene di un film che non è (la capissero questi ignoranti di politici locali) su Eluana, ma che ha sullo sfondo di altre storie quella storia. Tutti hanno diritto di esprimersi, tutti sono alla stessa altezza, tutti possono pensare ed esigere una propria idea. La mia è risaputa e vedere ancora il furore Cattolico, beghino e ipocrita, mi dà la nausea. In nome di una presunta superiorità, a senso unico e senza nessuna r…

Waiting Phase Four

Le ore possono passare, restare, infrangersi e perdersi inutilmente. Il tempo si piega a come decidiamo che vada la vita, ne segue l'andamento, si sottrae e sbeffeggia chi pretende di capire. Mi sento sempre dalla parte di chi deve imparare e non so dare lezioni: sono ignorante, arranco per comprendere e sfuggo, a chiunque, a qualsiasi persona possa avvicinarsi. Non so fare nemmeno i consuntivi: manca sempre un numero, un'addizione e molte sottrazioni non le vedo neanche più.
Mi piacerebbe sapere come andrà a finire, per scordarmelo un attimo prima che accada.

Waiting Phase Three

Potrei raccontare una storia allegra, ma non il cuore, nè le mani, nè gli occhi. potrei raccontarne una triste, ma non interessa a nessuno: è più facile pensare alle proprie. Potrei più semplicemente inventare qualche pezzo di vita non mio, così da far sembrare che, sì, tutto va bene. Non va sempre bene? Non c'è sempre chi sta peggio? E' vero, l'unica cosa certa è questa, ma non consola più da molto, moltissimo tempo. E allora potrei scandagliare il fondo di una qualche vecchia battuta o di una storia di ordinaria indecenza -che so, politica, della TV, della musica, di qualcuno che ha scoperto il web, ma non ne ha capito un cazzo-  e cavarmela.
Oggi non voglio uscirne così facilmente.
Oggi penso alla vita.

Waiting Phase Two

Quanti scrittori, poeti, navigatori, contadini, inutili presenzialisti, blogstar (sic), operai, vigili, guardiani, elettricisti, svenevoli icone modaiole, musicisti -bravi o perfettamente sconosciuti, cani, platinati e vecchi-, presentatori TV rincoglioniti, attori ormai in dissolvenza, tenutari di gallerie artistiche senza arte (nè parte), vinaioli, politici a stampino, casalinghi, saputelli della vita e mariti fascisti, bottegai (detto alla Mascetti), pedatori stra-pagati e gente nascosta, hanno parlato del vento. Oggi, sferzandomi, non ha parlato: si sa che non è così che va, potrebbe pure andare peggio. Mi ha risvegliato, intorpidito, pulito e rassettato, con pochissima voglia di alzare lo sguardo -mi ci ha costretto, potente- e con ben più desideri che soddisfazioni.

"You don't possess me
Don't impress me
Just upset my mind
Can't instruct me or conduct me
Just use up my time".

(Photo by Lasse Hoile)