mercoledì 29 aprile 2009

 Pigs On The Wing


In due trasmissioni radio, consecutive, l'ascoltatore, quello medio [definizione], perlopiù dell'influenza suina ha detto che pensa sia una bufala (non nel senso che si sono sbagliati con gli animali). La vicenda aviaria è rimasta bene impressa e si ragiona sul fatto che i media, che su queste cose campano per un mesetto buono a dir poco, diano troppa enfasi. Suffragati dagli epidemiologi, gli Italiani al telefono scansano un pò la paura con un tipico disincanto un attimino sopra le righe che fa tanto, appunto, bel Paese.

Su una cosa, dottori e cittadini, sono assolutamente concordi: qualcuno ci farà i soldi, come l'altra volta. Il che ci fa capire che l'unico vaccino realmente impossibile da produrre è quello contro la furberia ed il ladrocinio. Noi c'abbiamo degli anticorpi così, comunque.


Eric Gill, "Hog and Wheatsheaf", 1915, Tate Modern Collection, London.

martedì 28 aprile 2009

 Chi sa, paghi




Torno, brevemente, sulla questione scuole private. Il Governo sbanda spesso, dando la stura ad improvvise ed improvvide accelerazioni su argomenti “sensibili”, oppure tralasciando, in maniera altrettanto puntuale, cose importanti. Di sicuro la lotta all'evasione fiscale (materia in cui siamo Campioni del Mondo, modestamente) è un punto debolino, diciamocelo. Andare, adesso, a spulciare gli alunni delle private, perchè mamma e papà probabilmente sono ricchi, mi par eccessivo.

Però, la cosa non mi ha fatto arrabbiare, ma sorridere, in quella maniera un attimino superficiale che accade quando si leggono certe cose. Ieri, a collloquio con le Maestre di mia figlia, ho ascoltato storie (vere) di salti mortali tripli o quadrupli per assicurare un minimo di decenza alle attività scolastiche o per la semplice pulizia delle aule. Lo so, tiritera già detta, ma mi pare che ci si ricaschi ad “hoc”. Chi vuole la scuola privata, paghi senza aiuti. E la finisco lì. Se uno s'incazza perchè gli si fanno controlli fiscali, affari suoi.

In prima fila la paura di perdere iscritti. Basterà alzare le rette, mi pare. Oppure smetterla di attaccarsi al fatto che ognuno è libero di mandare il proprio figlio alla scuola che gli pare (la Costituzione non si discute qui): nessuno lo mette in dubbio, ma non devo rimetterci io, né mia di figlia. Punto. O si capisce, una volta per tutte, questo o, francamente, se arriva il “117”” spero ci sia qualcuno che rifletta che siamo, se non se lo ricorda, un Paese Democratico. Ed io, democraticamente, di loro me ne frego (sottile, questa).

Larry Rivers, "Parts of the Face: French Vocabulary Lesson", 1961, Tate Modern Collection, London.

domenica 26 aprile 2009

 Il 25 Aprile e una foto

E' stato un 25 Aprile di vento pungente, a tratti violento. Non eravamo in tanti, ma nemmeno così pochi, come si poteva pensare. Guardarsi e cercarsi, per scambiare una stretta di mano, una battuta, tra le parole che risuonano a volte vuote, di circostanza. Come essere in un piccolo Paese, di quelli che hanno il monumento al centro, dove sta a marcire una corona fino all'anno dopo; come se bisognasse far passare 365 giorni per ricordarsi di ricordare. E' più facile, perchè fare proprio un'ideale ogni giorno è fatica, e di guai ce ne sono già troppi. E tra la sigaretta e il taglietto (*) ci sono ancora quei visi così aperti e sereni, i gesti veloci e inevitabili di un'armonia per poche ore inviolabile.
Poi esce di nuovo il sole.
Guardiamo avanti.

Oggi ho ritrovato un libro: tra le sue pagine una foto. Non ridevi e neanche guardavi: i tuoi occhi erano persi a cercare di cogliere ogni istante di quelle ore. Ricordi Bologna, il freddo, quel giorno lontano? E la nostra prima notte, insonne e appassionata, come lo sarebbero state altre. Tu avresti dormito, dopo, con me che gettavo uno sguardo allo specchietto per guardarti, intanto che scorrevano i chilometri del nostro ritorno. Non ti ho mai più visto così bella, forse perchè ti avrei amato talmente tanto che la bellezza non significava nulla: c'eri tu e basta.
(*): tajut.



 

martedì 21 aprile 2009

 Eyes Wide Shut




Io non ci vedo molto: per quello ho gli occhiali, ovvio. Sentire, però, ci sento: eccome. Il gracchiare dei corvi sulla crisi che adesso si trasformano in usignoli della speranza. E giù anche con le rondini, che non faranno tutta 'sta primavera, ma son simpatiche. Siccome a qualcuno (a molti) questa crisi fa comodo, l'ottovolante lo si colora a seconda delle necessità. Solo che il biglietto si paga prima di salire e non c'è posto per tutti.

Siamo in crisi da sempre: quella Politica, quella morale (hai voglia...), quella dei consumi, del sesso, delle relazioni, dell'uso da Internet. Una crisi per qualsiasi desiderio. Solo che questa, questa di cui si parla di continuo, ti lascia le tasche vuote: allora è la madre di tutte le crisi. Anche perchè quelli "che sanno" spingono la realtà come gli pare: un punto in più di esportazioni e viene l'arcobaleno.

A questo punto consiglio visite oculistiche accurate a tutti: basta andare in qualunque "CAF", o dal vostro commercialista (belli, li avete) e vedere come stanno in realtà le questioni. Pagare tutto e restare davvero senza nulla. Non spargete, però, pessimismo o, meglio, realismo. Non si fa e non si deve neanche pensarlo. Siate ottimisti, con i fondi di bottiglia sugli occhi. Il prosciutto costa troppo.

Joe Tilson, "Cut Out and Send", 1963, Tate Collection, London.

venerdì 17 aprile 2009

 Chi lotta può perdere,
    chi non lotta ha già perso



Azzardo: il film di un Americano su Che Guevara. Quasi una contraddizione in termini. Un film su una delle figure più celebrate, idolatrate, sfruttate del secolo scorso (e anche di questo, mi sa). Scrive, in maniera condivisibile, il bravo Francesco Nardi: "Quanto al Che, io ho sempre nutrito per quell’icona una serena antipatia causatami dal fenomeno di costume che gli ruota intorno. La sinistra italiana ha grandi, grandissimi eroi cui fare riferimento. Non perdono a una generazione intera di aver indossato solo magliette con il Che e di non averne stampata mai neanche una con il volto di Matteotti." E' una cosa che dovrebbe far riflettere su quanto spesso sia più semplice andare con la massa, che ripensare e valorizzare la propria Storia.

Io, personalmente, non ho mai avuto nè una maglietta, nè una bandiera del Che. Figura nebulosa, nel mio immaginario, ed anche un pò noiosa, a forza di sentire riprender le sue frasi ogni cinque minuti (provate uno sciopero qualsiasi). Pérò qui si parla di un film, ed il film è davvero buono, dannatamente buono. Ammetto una certa simpatia per Soderbergh, anche quello di Daniel Ocean. Qui è stato anche più furbo, prendendosi Benicio Del Toro, chè è attore grandioso, e non solo per questo lavoro.

Se uno si ferma alla somiglianza fisica, ci rimane malissimo: nelle scene in bianco e nero, sopratutto, l'attore è identico al Che. Gli occhi sono impressionanti: sembra davvero di poterlo toccare. Questa è la superficie, quella che va bene ai "critici" dei giornali (mestiere duro, si sa). Il film vero è nelle scene nella giungla, nella loro asciuttezza e comunicativa visiva. E' tutto molto semplice, con quello stile (che a me non piace troppo) della macchina sempre in movimento; qui era obbligatorio.

C'è anche la retorica del Che, se vogliamo: un'aura che non si può togliere in due ore (le prime due: le altre dal I° Maggio). Se ne sta, comunque, a distanza giusta per non cadere nel "biotopic" di maniera. Risultato raggiunto. Si può fare buon cinema anche maneggiando la dinamite Rivoluzionaria. Un lavoro massacrante, immagino, per uno yankee, anche se di Sinistra.

giovedì 16 aprile 2009

 Mini Dispenser




Tempi moderni.
Un mese per conoscere i risultati delle prossime elezioni in India. Da noi sette ore: basta guardare "Porta a porta".

Resistenza.
Santoro prepara la resistenza contro la Rai: rinuncerà ai buoni pasto.

Peccati.
Fini parla di "...peccato e spreco" per il no all' Election Day: stava ancora pensando a come definire il "PDL".

Tagli.
La Gelmini taglia i capelli alla "Carfagna": tanto, taglio più taglio meno...

Estinzione.
Gli Asburgo si estinsero a causa dei matrimoni tra parenti: poche chances per il "PDL", allora.

Stupe-fatti.
Stupefatta la Destra dalla programmazione di "Shooting Silvio" su "Sky": coi soldi che diamo alla "RAI" io sono stupefatto di tutto il palinsesto.


mercoledì 15 aprile 2009

 House of Hope


 


Adesso bisogna ricostruire. Un'identità, un territorio: le sue case e con quelle pietre, lì, non altrove. Eppure un ricomporre dovrebbe essere iniziato, molto prima di un terremoto. Si sarebbe dovuto ripensare e rimettere insieme i pezzi dell'Italiano cittadino, del compatriota. Impresa ben più ardua e costosa di quella fisica del rifare le case e gli ospedali [sic].

Stupirsi della generosità e della prontezza di molti, adesso, è un bene prezioso e gratificante: dura il tempo, appunto, dello stupore. Uno stupore che non dovrebbe esistere, ma esser norma. Tant'è. La vita dei giorni cosiddetti normali è diversa, lo si sa da una vita. Qui da noi uno frega l'altro, in un via vai di furbizia e cialtroneria senza fine e senza un inizio: natura, modo d'essere, condizione ambientale e, sovrana, mentale.

Se il pizzicagnolo sotto casa tende a fregarmi, o se il concessionario, il costruttore, il tizio o caio che volete fa così, bisognerebbe rifare una mentalità, prima d'altro. Battaglia persa, chè ne dicano soloni e giornalisti, registi o preti. Un ospedale senza certificazione di agibilità è un segno come tanti di quello che siamo, saremo. E non vogliamo cambiare. La cosa certa è che la montagna di menzogne e ipocrisia è ben salda: non c'è terremoto che tenga o persone che la scalfiscano. Una certezza quasi consolante per i più. I più che fanno la somma.

Lawrence Weiner, "Earth to Earth...", 1970, Guggenheim Museum, New York.

venerdì 3 aprile 2009

 Ho sognato una strada?





Il "post" di oggi in realtà qui non c'è.
Su invito di una persona verso cui la mi stima è assai alta,
Francesco Nardi, ho deciso di scrivere anche su "LibMagazine".
Con libertà, ma senza ripubblicare cose che si trovano già sul Blog.
Esercizio di pazienza, per Voi, ma che credo possa farvi scoprire un sito assai interessante.
Perciò, armatevi di caffè e sopportazione, e andate
qui.
Tanto in quattro siamo e quattro restiamo (ma belli e bravi, no?).

Eric Gill, "Daily Herald Order of Industrial Heroism", 1923, Tate Modern Collection, London.

mercoledì 1 aprile 2009

  Fermarsi a sperare


Tal fossâl une posse, i nŭj dentri
e il sèil dut in-t-un puign...
A sdansin flocs intal ajar di nêf,
a zirin intôr sense disfâ-si.
Il timp a si è fermât: oh il plasè
di sveâ-si di bot liberâts!...

Nel fosso una pozzanghera, le nubi dentro
e il cielo tutto in un pugno...
Danzano fiocchi nell'aria di neve,
girano intorno senza disfarsi.
Il tempo si è fermato: oh il piacere
di svegliarsi d'improvviso liberati!...

Non so perchè ho il bisogno di parole nella mia Lingua.
In realtà non so di cosa ho bisogno.
Forse solo di cercare in me una speranza.
In silenzio?





 



venerdì 27 marzo 2009

 Lungo la strada



Il viottolo dietro casa, ombre lunghe verso la sera.
Ogni albero, ogni piccolo avvallamento del terreno, ogni secondo dalla mia infanzia ad ora, ogni sguardo mai posseduto, su quella stretta lingua di sassi ed erba. Fa più freddo da quanto sembra arrivata la primavera: se non la si sente, non c'è e si aspetta la pioggia che tarda.
La montagna davanti è spezzata dai rami, li sposti dalla visuale, per un momento di azzurro macchiato dal volo delle nuvole.

“Per essere Poeti ci vuole molto tempo” ed è un tempo cattivo, della propria mancanza, del non essere mai stati coraggiosi: non si parte, si aspetta, ci si incattivisce.
Contro quel vento che respinge anche un sollievo, prima di tornare, tutto assomiglia a quello che non desidero.
Alla fine del cerchio, quando si finisce per credere alle proprie giustificazioni, anche solo un minuto di te può bastare.

Lungo la strada, lungo una vita qualsiasi, una qualsiasi speranza che non sa d'essere.
Il cammino che non s'interrompe.

Il disco è di Alice, "Lungo la strada". Qui.
La foto è di mia sorella Loredana. Qui.

giovedì 26 marzo 2009

 Sine Die



Dipende da quello che uno s'aspetta. Dopo aver letto con attenzione (troppa) le sei pagine di Bagnasco, io sono l'offeso: non diciamo scemenze, il Papa non l'ha nè minacciato, nè deriso nessuno. Appunto, dipende dalla parte da cui si vedono le cose. Da questo studio ne sono uscito consapevole che per i vertici, sottolineo questa parola, ecclesiastici, io sono un "sghiribizzo" senza arte nè parte, perchè mi permetto di dire che sono nato da un uomo e da una donna, e nessun imprinting Divino.

Appare limpido che l'approdo di questi vaneggiamenti è l'approvazione, domani, in prima battuta, di una Legge sulla Vita che è un compromesso indecente, scandaloso, Incostituzionale. In pratica, terra terra, io non decido nulla. Non decido la sospensione delle cure, nè dell'alimentazione e/o idratazione: è tutto nelle mani di un medico che io non saprò neanche chi è e di uno Stato che invece sa benissimo d'essere cialtrone. E' fallito anche il tentativo d'incazzarsi dell'opposizione, piegata dai suoi adepti teo-dem. Sconfitta bruciante e ridicola.

Il servilismo raggiunge nuove vette, che verranno glorificate nei prossimi tre giorni, in cui nascerà un Partito che è zeppo d'ipocriti e di bacia-pile. Buon per loro: hanno gli stessi miei diritti e doveri, ma contano di più perchè sono servi fedeli della vera potenza (insieme alla Mafia) che Governa questo fantoccio di Paese. Non è l'ennesima occasione persa, questa, per diventare Civili: è solo un altro giorno nel Circo Italiota Geniale dove gli animali hanno la voce più chiara e forte degli umani.

"...Nell’ altro versante, invece, si esplica una cultura per la quale il soggetto umano è un mero prodotto dell’evoluzione del cosmo, ivi inclusa la sua autocoscienza. In quanto risultato di un processo evolutivo mai concluso, l’uomo sarebbe solamente un segmento di storia, sganciato cioè da qualunque fondamento ontologico permanente e comune a tutti gli uomini, privo quindi di riferimenti etici certi e universali. Essendo semplicemente uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia, l’individuo si trova sostanzialmente prigioniero di sé ma anche solo con se stesso. [...]
L’individuo, paradossalmente, finisce schiacciato dalla propria libertà, e ritenendo di essere pieno e assoluto padrone di se stesso arriva a disporre di sé a prescindere da ciò che egli è fin dal principio del suo esistere. E concepisce ogni suo desiderio, magari confuso in qualche caso anche con l’istinto, quale diritto che la società dovrebbe riconoscere come elemento costitutivo di se stessa. In questa direzione, si scivola inevitabilmente verso un nichilismo di senso e di valori che induce alla disgregazione dell’uomo e ad una società individualista fino all’ingiustizia ed alla violenza. Anzi, verso un nichilismo gaio e trionfante, in quanto illuso di aver liberato la libertà, mentre semplicemente la inganna rispetto ad una necessaria e impegnativa educazione della stessa."

Bill Viola, "Five Angels for the Millennium", 2001, Museum of Modern Art (MOMA), New York.

lunedì 23 marzo 2009

 Boulevard Of Broken Dream
   
(giornata di vento)




Sole e freddo s'insinuano anche tra le case, stamattina. E' una giornata tersa e tagliente, una lama d'aria sottile.
La strada è, ormai, silenziosa. Sembra in quiete.
Si getta la gioia, il dolore, una parte di vita: si getta ciò che non si ha costruito, quello che non si è detto e le parole di troppo.
Eppure, tra i pochi rumori, c'è ancora l'eco distante di un pensiero, di quel salire verso il cielo del nostro essere, tutto sommato, uomini.
Sembra di vedere oltre le poche nuvole, lassù dove l'azzurro diventa nero e il nero stelle.
Quella luce che ci conforta e ci rende un deboli, di fronte alla nostra pochezza, di fronte alla grandezza che siamo incapaci di portare.
E' bello camminare senza incrociare sguardi, ma solo assenze, perdendosi ancora in un attimo di una piccola pace.
Una muta partecipazione delle cose, come se il rispetto che si deve a questo nuovo giorno unisse piano, dolcemente e con grande forza.
Magari è solo un secondo, un infinitesimo attimo che non si vede neanche passare.
Magari lo terremo stretto per gli altri giorni a venire, per le nuove sofferenze, per le grandi e piccole gioie, per il tempo perso e quello guadagnato, per gli sconosciuti e gli Amori che sono sempre infiniti, per chi non ci guarderà più in faccia, chiuso nella sua certezza di avere ragione, e per quella ragione che dobbiamo essere bravi a mettere in discussione.
Magari svanirà e basta, magari saremo sordi.
Ma ci saremo e potremo capire.

Gerd Winner, "New York Wall", 1978, Tate Modern Collection, London.

venerdì 20 marzo 2009

 Si vive





Si vîf di timp e di un trimâ da simpri
si vîf di lûsj e di un trimâ ch'al cresj

Si vîf di strades bieles, di cualchi puint colât
di timpi ch'al à di vegni di timp che intant si cûsj intor

Si vîf in doi fint a capî il misteri
di une cjareçe o dal corisji daûr

No si cresj avonde mai cence bogns ricuarts
si vîf distes, ma al coste un pouc di plui
Cul timp si nasj si cresj si reste a mieç
cul timp il timp al divente di seconde man
Si vîf di ales lungjes e di moment lisêrs
di plôe di vôe di ridi e di un vaî ch'a no si viout.


Si vive di tempo e di un tremare eterno
si vive di luce e di un tremare che cresce

Si vive di strade belle e di qualche ponte caduto
di tempo che verrà di tempo che intanto ti si cuce addosso

Si vive in due fino a capire il mistero
di una carezza o del cercarsi

Non si cresce mai abbastanza senza buoni ricordi
si vive comunque, ma costa un po' di più

Col tempo si nasce si cresce si resta a metà
col tempo il tempo diventa di seconda mano

Si vive di ali lunghe e di momenti leggeri
di pioggia di voglia di ridere e di un pianto che non si vede.

(Luigi Maieron-”Si Vîf”-CD Eccher Music,2002)

A Lei, ormai una sorella.

martedì 17 marzo 2009

 Il volto della crisi



Sacrosanto: c'è la crisi, siamo in crisi. Che sia una finzione o un realtà enorme, può essere interpretabile. Una crisi con tanti volti. Quelli dei giornali e dei mass-media, che ci camperanno per anni: quelli dei banchieri cialtroni che dovrebbero sbattere in galera, quello di un Italiano ilare e ottimista malgrado se stesso. Eppure, il vero volto di uno sfacelo e sulla faccia della gente.

Camminare nelle strade di una città, qualsiasi, vale più di un bel istant-book. Soffermarsi a scrutare la gente, come cammina, dove volge lo sguardo, cosa guarda, come lo guarda. La mia impressione, netta e spiazzante, è che da qualche tempo ci sia una malinconia tremenda che attraversa l'espressione di molta, troppa gente. Uno smarrimento che sa di arresa, di fatica e disillusione, di ricerca, d'abbandono.

I vecchi vanno lentamente, quasi più leggeri dei tanti uomini e donne che non hanno tempo da impiegare, ma da buttare: che non trovano una soluzione, che non hanno una prospettiva. Certo, si ride ancora, ci si incontra, si parla, si chiacchiera, ma con un fondo neanche troppo nascosto di precaria angoscia. Si è bravi a dire d'essere positivi, quando anche la Primavera ha il sapore di una sconfitta.

Eppure negli occhi c'è, viva, una volontà di non lasciarsi trascinare fino in fondo. L'ho vista in due ragazzi di colore che si baciavano appena usciti da un ufficio di lavoro interinale. E non sembri che qui cola lo zucchero, tanto per chiudere in bellezza. C'è sempre un momento di lucidità, di chiarezza. Basta coglierlo, come molte altre cose.

Peter Blake, "Illustration to the cover of Face Dances", 1981, Tate Modern Collection, London.

venerdì 13 marzo 2009

 Qualcosa di irrisolto
    ► (Words)



E' cambiato l'asfalto, la facciata delle case, anche il passo di chi cammina sulla strada.
E' passato il tempo, chè non bisognerebbe dirlo.
Sono cambiati gli occhi con cui guardiamo le montagne, finalmente bianche e limpide, giù fino al mare, fino ai motivi ed ai ritorni.


L'odore, non il profumo, la luce, non le cose.
I luoghi e non il loro segno, la persistenza non della memoria, ma del suo ricordo.


Anìn a grîs, usgnot
jenfri erbe e tjere
dongje il Tiliment



Il letto del fiume è il solco della mano.

La mano che copre il viso e la vita che gioca a nascondino.


Qualcosa di irrisolto, di rimandato, mai perso.


Il processo non è finito.

Parola alla difesa.




Però se volete leggere qualcosa di davvero splendido, andate qui: è la chiusura di un cerchio. A me ha fatto venire i brividi.

giovedì 12 marzo 2009

 Четыре года



 


Assolutamente non appropriate le auto-celebrazioni.
Eppure oggi, giusto giusto, sono quattro anni che "Transit" è qui, su questa piattaforma. Prima aveva un altro nome ed altri "appoggi", ma, tutto sommato, era lo stesso.
Sei anni di Blog, per uno come me, sono già più di tanto.
Perciò mi sembrava giusto darne conto.
E, perchè no?, risparmiarmi per una volta la fatica di pensare ad un post.

Alexander Rodchenko, "Advertising Poster for the state airline 'Dobrolet',  1923, Tate Modern Collection, London.


 


 


 




 

martedì 10 marzo 2009

 Fatti non foste...




Dibattito in radio. Marini e Fassino annaspano, incalzati dagli ascoltatori: più che sentire se Franceschini rimarrà Segretario, sono interessati a capire cosa voglia essere il "PD" da grande, dopo essere caduto dal seggiolone. Ci si incapponisce, con buona pace dei politici presenti, sulla dicotomia laico-cristiana, sull'appartenenza. E' uno sbarramento piuttosto infastidito, quello dei due ospiti: sembra quasi che questo problema delle due anime sia una cosa a cui si dà eccessiva visibilità. Insomma, il "PD" deve essere necessariamente (richiamo ai valori) una casa ove vige l'assoluta Libertà di pensiero e, sopra altre considerazioni, di coscienza. Dall'altra parte del filo, giù critiche.

Il tutto potrebbe sembrare capzioso, se non fosse che questo "PD" è, all'oggi, l'unica forza di opposizione con un minimo di numeri per farla. Diventa importante capire chi, cosa e come. Aleggia questo vago sentore di muffa vetusta, con cui si deve mettere in cascina il fieno di coloro che di appartenere alla "DC" (chiamatela come volete: "UDC"?) non possono più vantarsi o non vogliono. Così finendo per scontentare tutti, su temi divenuti, volenti e sopratutto nolenti, importanti per misurare la propria forza. Continuiamo inebetiti e un pò sorridenti a chiedere un partito laico, venato di coraggio e di sangue linfatico di Sinistra, quando questi da quell'orecchio fanno finta di non sentire.

Gli orfani chiedono asilo, ma non gli piace quello che si deve mandar giù. Cose come quella di Firenze sono segnali che quegli ascoltatori sono impelagati in un bel rebus: si può fare? Io ribadisco di no, che alla fine deve prevalere, a costo di togliere il sale dalla zuppa di qualcuno, una linea unica. Non è più tempo del Partito Padrone, ma si è visto (la meniamo da mesi) che l'utopia delle due facce della stessa medaglia non regge. E' che la paura di perdere i voti si rivela un antidoto assai efficace ad ogni tipo di avvelenamento da imposizione di una linea, possibilmente retta. Perciò si ondeggia e si scontenta, nell'attesa di un avvento improbabile. L'avvento del coraggio.

Sir Max Beerbohm, "British Stockand Aliene Inspiration", 1849-1917, Tate Modern Collection, London.

giovedì 5 marzo 2009

 Compact Dispenser




Si sapeva.
Per Tremonti il 2009 sarà peggio del 2008. Grazie, Lui c'è ancora e noi abbiamo un anno in più.

Senza nulla.
Bondi auspica una rete TV senza pubblicità e senza Auditel. Senza nulla, come i fondi del suo Ministero.

A metà.
Il "PD" continua a dividersi tra difensori della vita e aspiranti al suicidio politico.

Chiusure.
In due mesi i Carabinieri hanno chiuso otto case di riposo e si stanno avvicinando al Parlamento.

Corsi di perfezionamento.
A Milano con 25€ si può fare un corso per diventare perfette Geishe: se si viene elette al Parlamento, è gratis.

Credere e obbedire.
Capezzone proclama che dal Governo vengono verità, serietà, obbedienza e eia eia, alalà!

(Io continuo qui, su questo piccolo Blog. Troppa fatica iscriversi a "Spinoza"!).


 Blog: ormai?
   (reloaded version)



Ho fatto uno dei miei soliti “giri” su tutti i Blogs con cui sono in contatto. E' stato più veloce del previsto. Moltissimi dei siti personali che conosco sono fermi da mesi: su altri, per motivi vari, non si commenta più. La riflessione è abbastanza banale. Lo “strumento” Blog è invecchiato di colpo, mi pare. Questo può essere la conseguenza dell'esponenziale crescita di “Facebook” o “Twitter”. Più arditamente, mi piacerebbe fosse il desiderio di tornare a parlare di persona, a desiderare un contatto vero. Invece, temo, sia solo disaffezione, noia, volontà di cercare, sempre sul Web, un'alternativa più veloce, sintetica. L'approfondimento, l'opinione (seppur persa tra tutte le altre, forse troppe) diventa troppo impegnativa. Tempi ristretti, mancanza di stimoli, diffcile saperlo. Però i fatti sono lì a dimostrare che, almeno per il piccolissimo osservatorio che è il mio Blog, che i nefasti predicatori della fine del Blog stanno avendo ragione. E questo quando per molti anche “Facebook” è già vecchio. Rischiamo di correre così tanto da guardarci da dietro, chiudendo un cerchio che rimarrà immancabilmente vuoto.

► Mi preme sottolineare come sia molto sentito e dibattuto il tema dell'impegno diretto. Il Blog come strumento di discussione ed approfondimento non soddisfa più, non riesce a spostare in maniera significativa le opinioni, non conta come strumento reale di attivismo. E se questo abbandono significa certamente un passo vanti verso la realtà del vissuto, mi chiedo, anche, come le persone possano praticamente fare questo passo in modo che abbia una sua importanza ed un suo peso. Se il singolo ha il suo "peso", è solo unendo molte persone che si può mutare la società od una sua parte. Più volte mi sono chiesto (e chiedo) quale sia la maniera più efficace. A questa domanda non ho trovato risposta, per ora. Fuori dal Blog mi piacrebbe molto conoscerla.

martedì 3 marzo 2009

 Avalon Sutra

Un volteggiare di gabbiani all'orizzonte.
Le mani in tasca, fredde.
Lo sguardo senza fretta, verso il limitare ed oltre dentro di sé.
I passi lenti, la paura di non capire il tempo che deve passare.
E i ricordi ansiosi di farsi riconoscere per ciò che sono: noi stessi di fronte al desiderio.
Vicino agli alberi svettanti, percepire la luce che si offusca e diventa grigio
.
L'umidità che porta l'odore del sale e della fatica.
Dopo il desiderio delle lunghe ombre estive, del sorriso sudato, affannoso e incompleto.
Così come sono sempre i sorrisi, senza un inizio, ma con una fine che è comprensibile, vivida.
Allora è la sabbia calda, è l'attesa del silenzio che non viene, dello stordimento e del primo sonno.
Quando gli occhi appaiono più chiari e non riescono a sostenere la voglia di scoprire: è tutto acceso.
Il tempo gioca e si allunga, vuol coglierci impreparati, vuol scherzare.
Noi siamo ben disposti, come sempre, e capiamo che se non si vince neanche si perde: si ama, si confonde un sentiero con un altro, tanto è cammino.
Fino al primo barlume delle stelle, quelle coraggiose, quelle che non si spaventano.
Ammicca tra un piccolo ramo e le luci sconosciute delle stanze.
Le dita scivolano sul vetro.
Mi volto.
E' quasi primavera di nuovo.




domenica 1 marzo 2009

 Un'immagine



Il risotto di mare era ottimo, il vino anche migliore: la torta Finlandese speciale. Intorno, un pò di parole, ma meno di quello che sono di solito. Ad un certo punto ho avuto la netta sensazione di avere, intorno a quella tavola, con i bambini vicino, tutta l'Italia, tutto il Paese. Si parla della Chiesa, della Scuola e si rimane a corto d'argomenti. Non pensavo fosse possibile. Invece, c'è una sorta di trattenimento, il timore di ammettere che è vero che le cose vanno davvero male. Anche il desiderio di lottare, ma davvero, sulla strada, nel quotidiano, tra gli altri m'è sembrato più di facciata che realmente sentito. Eppure le persone sono di valore, intelligenti, colte, anche tolleranti e simpatiche. Magari io un pochino più acido, disilluso, meno accondiscendente verso certe posizioni Cattoliche, ma a mio agio. Come sempre quando prevale l'ironia e la profondità.

Non se ne va, però, quel disagio strisciante di rassegnazione. Guardo i volti e mi dico che a quarant'anni (e anche meno) non è possibile mollare, proprio no. Neppure la convinzione che chi ci Governa sta facendo danni enormi riesce a compattare. Un'immagine nitida e in chiaro scuro, tremolante. Un'immagine dell'oggi. Un'immagine da cancellare.




venerdì 27 febbraio 2009

 Ipocrisia al sugo



Proprio non ci riesco, ad essere ironico, in certi casi. Mi scuserete, è un limite. Due cose.

Qui a Udine un'allegra succursale di una nota Associazione di stampo Cattolico, ha denunciato per "omicidio volontario" 15 persone, tra cui il padre di Eluana Englaro. Posso vergognarmi, io? Posso vergognarmi di essere concittadino di persone così? Pietas, ma verso chi? Me lo spiegassero, una volta. Evidentemente l'unico calvario accettabile è quello di Gesù Cristo. L'ipocrisia di certa gente è pari solo alla loro falsità: una doppia morale straordinariamente subdola, ormai incancrenita nel tessuto vitale Italiano. Facciamola, allora, l'eutanasia, ma della bigotteria e della cattiveria, della mancanza di rispetto verso la Laicità dello Stato. Facciamola, senza che nessuno soffra, ma una volta per tutte.

Da qualche giorno siamo bombardati da uno dei maxi spot sbrodolosi di retorica e immagini da cartolina di una notissima marca di pasta. Poi senti che questi, insieme a tutti gli altri, ci ha fregato sul prezzo dell'alimento per anni, ormai. Un bel cartello (come si dice), perchè, si sa, i soldi agli "imprenditori" non bastano mai, benchè meno quelli della gente qualunque e che di soldi non ne ha. Si sono beccati 12 milioni di multa, ma faranno ricorso e c'è da giurarci che qualcuno li assolverà. Pensiamoci, quando ci cadranno i denti per il troppo zucchero di questi filmatini o quando dovremo fare un altro mutuo per mangiare. Pensiamo a come sia normale essere fottuti proprio da tutti.

John Flaxman, "Hypocrites", from "The Divine Poem of Dante Alighieri", 1807, Tate Modern Collection, London.

giovedì 26 febbraio 2009

 Voce del verbo [essere]
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declinazione



[Essere] in mille città, senza andare oltre.
Essere inaffidabili, lontani, più vicino all'assenza.
Essere portati a sorridere, per qualche ragione.
Essere un massimo sistema piccolissimo (un Mondo?).
Essere cattivi pensieri sugli altri, ricambiati.
Essere una musica non udibile.

[Essere] perduti in divagazioni, riprenderle, unirle. Riperderle.
Essere stranamente lievi.
Essere personalmente avvicinabili.
Essere forse veramente sconosciuti.

[Essere] in modalità d'attesa.
Essere dubitativi, molto.
Essere intuitivi ed intuiti.

[Essere] nascosti a chi non ha il codice.
Essere sicuramente implicati.

[Essere] senza bisogno d'apparire. 

Per le voci di Eus

lunedì 23 febbraio 2009

 Segnali di vita



Quando si invecchia, è bello avere degli amici. Per quella ex grande band che sono gli "U2" i due si chiamano Eno e Lanois. Da (quello sì capolavoro) "The Unforgettable Fire" a "Achutung, Baby!" (fondamentale), i due si sono fatti vivi quando ce n'era bisogno. E i quattro Irlandesi hanno capito che era ora di tornare a chiedere una mano, dopo i due ultimi album, belli solo per i giornalisti-marchettari-non udenti dei quotidiani Italiani. Non è che, però, tutto quello che toccano, Eno e combriccola, diventi automaticamente oro. Perciò, per dirla subito, il nuovo "No Line On The Horizon" non è affatto in odore di santità: diciamo che se durasse 10 minuti di meno ci andrebbe vicino. Perchè la tensione giusta va a sbalzi. Dipende da quello che uno s'aspetta. Se vai con il paraocchi, nèma problema: fossero anche undici mantra di "Bono salva il Mondo", ci sono orde di fan adoranti. Se, al contrario, si vuole un disco per tornare a crederci, in questo gruppo, non tutto è a fuoco. Sì, dato che i due di cui all'inizio, si sentono, eccome. E per fortuna. La vena compositiva di Edge & Co. è lì, che si ricicla, ma loro ci mettono del bello e del buono ("No Line On The Horizon"), limano e trattengono ("Magnificent"), rendono grandi linee altrimenti solo passabili ("Moment of Surrender"). Probabilmente sono andati ogni tanto a bersi un caffè, e hanno lasciato troppa libertà ("Get On Your Boots", singolo francamente debole) o si sono distratti ("Unknow Caller" l'ho già sentita, da qualche parte...). "I’ll go crazy if i dont’ go crazy tonight” almeno non va per forza in 4/4. Poi i ragazzi si lasciano un pò perdere, e con "Stand Up Comedy" tornano ad avere gli incubi degli ultimi anni: perdonabili (una sola, per ora). Le ultime quattro sono assai più che dignitose, sopratutto "Fez-Being Born", Eno-dipendente al 99%. "White As Snow", ballatona retorico-ammaliante finirà tempo due mesi in qualche blockbuster Hollywoodiano, ma va bene. "Breathe" ha un tempo ritmico furbetto, non disdicevole, no. "Cedars Of Lebanon" è il Bono di oggi, più Messia che Rocker: il tempo non aggiusta tutto, si vede.
Insomma, se la sono sfangata, questo giro: speriamo solo che intuiscano i loro limiti, ormai evidenti.
Su tutti quello, assolutamente non ascrivibile alla cattiva volontà, d'aver già dato il loro meglio anni fa.

Un ultimo dubbio.
Questo materiale, dal vivo, la voce di Bono non lo regge.
Staremo a sentire.

domenica 22 febbraio 2009

 Orfano di paesaggi

In una vecchia
intervista, lo scrittore Luigi Meneghello affermava “...che siamo orfani di parole e paesaggi”.
Questa sua frase mi ha portato, immediatamente, a trovare in me una sorta di malinconia invernale che ho percepito forte e conosciuta.
Nonostante fossi in un bar chiassoso e fumoso, nel centro della città, lo sguardo mi è andato oltre, a superare il limite delle case e delle periferie, fino a dove ci si confonde con la campagna, dove realmente il paesaggio muta.
In quella sottile striscia tra il clamore e una vita che sa, purtroppo, di passato, realmente si sente questa mancanza, questo essere spaesati.
Tutte le strade che ho percorso, negli anni, tra i filari di alberi contorti, le roggie, i campi brulli o pieni di grano, tornano a ricordarmi il loro sapore, quello dell'infanzia.
Ho avuto fortuna, perchè c'erano ancora queste cose.
Poco era stato mangiato dalle strade, da questi inni pagani al Dio macchina: poco rumore,s entore di un qualcosa immobile nel tempo e dal tempo eroso, nello stesso istante.
L'aia, l'acqua, l'orto, i fratelli di scorribande,l e piccole bestiole ed i gatti.
Può starci tutto questo in una frase su di un giornale, può fermarsi un attimo ed allungarsi fino all'oggi, fino al cambiamento.
Sentirsi abbandonati quasi per dovere, perchè qualcun'altro ce lo ha ricordato, che valore può avere?
Se non ci ho pensato fino ad ora...
Eppure davvero mi basta così poco, anche per correre fino ad oltre il fiume, quello che mi ha separato da un'estate afosa e piena, carica, di umori più adulti, dell'Amore (la cosa che permea sempre e comunque).
Mi piace, è vero, ripensare all'ombra di quell'albero dove giocavi anche tu bimba come me, lontana.
Non si può mai sapere chi si incrocerà nel cammino che porta ad incontrarsi.
I tuoi occhi luminosi e scuri hanno fatto di me un uomo, mi hanno portato ridendo verso le anse del fiume, verso i boschi ardui delle montagne.
Allora sì che mi sento orfano, mi sento perduto in questa sera fredda ed umida, spietata come possono essere solo i ricordi, quelle cose che mi separano sempre dall'essere migliore.
I compagni di viaggio delle parole, anche quelle svanite.

Peter Blake, "The Fine Art Bit", 1959, Tate Modern Collection, London.




mercoledì 18 febbraio 2009

 Un'anima divisa in due



Adesso ha veramente poca importanza che Veltroni se ne sia andato. Interpretazione dei segni (e dei sogni): tre prove sono una certezza. Tre sconfitte, un segnale inequivocabile. L'idea del "PD" rimane valida, nell'assunto e nella costruzione. Però, una casa ha bisogno prima di tutto di un progetto chiaro: le porte non possono essere di misure "varie". Probabilmente Veltroni pensava che una politica diversa potesse nascere dall'unione di più visioni: non è così, non adesso, non ancora. Prima o poi, dal guado, bisogna uscire e scegliere una sponda, magari arida, ma più solida. Non si deve, non si può, una mattina essere per il sì, e dopo pranzo per il no. In tempi d'incertezze assolute, almeno agli elettori va data la chance di pensare che una sola, magari piccola, ma resistente convinzione la si ha.

Con un Premier le cui parole, ormai, non sono neanche più scandalose, ma solamente avvilenti, per povertà ed ignoranza, si aveva il dovere di affondare, d'osare, non di cincischiare e traballare. Il "Pd" deve uscire, adesso, con l'idea che fare opposizione non è a corrente alternata, non è dare un colpo alla croce ed uno alla laicità: o ci sei o ci fai. Quegli altri, intanto, se la suonano e se la cantano, ben consapevoli d'aver molto su cui riflettere, ma di non darlo a vedere. L'apparenza, e lo sappiamo, è più forte della sostanza, anche perchè se la sostanza è incolore, insapore e non pizzica neppure, almeno ci si rifà gli occhi.
In bocca al lupo al "PD", augurandogli di vedere meglio le trappole della propria cautela.

Joe Tilson, "Four Elements - Mudra", 1972, tate Modern Collection, London.